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EPR tessile, l’Europa fa da apripista globale: Paesi a confronto

EPR tessile, l’Europa fa da apripista globale: Paesi a confronto

Con oltre 100 miliardi di capi prodotti ogni anno (fonte: Ellen MacArthur Foundation) la filiera tessile ha un impatto ambientale e sociale tra i più elevati nel mondo: per questo nei diversi continenti ci si sta muovendo per rendere più sostenibili i processi produttivi e le dinamiche di mercato. A questo proposito l’Europa viene considerata un laboratorio di sperimentazione e un punto di riferimento globale: tra le varie azioni che il Vecchio Continente sta intraprendendo, c’è l’introduzione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per abbigliamento, calzature e articoli tessili.  

Entro aprile 2028 ogni Paese membro dell’Unione dovrà avviare il proprio sistema, basato su stringenti criteri di trasparenza, tracciabilità ed efficienza, come stabilito dalla Direttiva (UE) 2025/1892. Si prevede che i produttori di tessili e calzature paghino una tassa per ogni prodotto immesso sul mercato, finanziando così i sistemi di raccolta e gestione dell’usato, e i successivi processi per il riuso, il riciclo e lo smaltimento. Tali tariffe saranno eco-modulate, ovvero il loro importo sarà adeguato tenendo conto di fattori quali durata e riciclabilità, in linea con il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR).  

 



Il futuro dell’EPR 
Il successo dell’EPR dipenderà da come ciascun Paese saprà strutturare la propria filiera. Al di là dell’adeguamento normativo, infatti, per un’effettiva buona riuscita è fondamentale che il sistema venga supportato da adeguate infrastrutture per la raccolta e il trattamento dei prodotti post consumo. Questo è proprio uno degli aspetti operativi più critici: ci sono Paesi con una capacità gestionale già avanzata, mentre in altre realtà questo aspetto è meno sviluppato, con raccolte differenziate sporadiche o sistemi frammentati tra regioni e comuni. 

Se si vuole fare in modo di generare realmente valore economico e ambientale, bisogna migliorare la qualità dei flussi raccolti, rafforzare i mercati dell’usato, potenziare gli impianti di trattamento e creare incentivi concreti per coinvolgere consumatori e operatori. 

 




Paesi Ue che hanno già un EPR per il tessile 
A fare un punto della situazione è il rapporto 2025 della Global Fashion Agenda, “Mapping of Global Extended Producer Responsibility (EPR) for Textiles ”, che offre una panoramica completa dei sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore - obbligatori e volontari - già esistenti oppure in via in costruzione. 
 

  • Per quanto riguarda l’UE, la Francia è uno dei paesi con l’esperienza più strutturata, anche per quanto riguarda altri comparti, come quello dell’arredo. Oltralpe il sistema EPR per il tessile è attivo da oltre 15 anni, regolato dalla legge AGEC, mentre l’organizzazione responsabile è Refashion, che coordina la raccolta e il riciclo di abbigliamento, calzature e tessili per la casa. Sono tenute a conformarsi sia le aziende francesi che immettono prodotti sul mercato nazionale, sia le aziende con sede all'estero che forniscono prodotti a distributori francesi. Un elemento distintivo è l'obbligo di utilizzare il logo Triman, che serve a informare i consumatori che il prodotto è soggetto a regole di raccolta differenziata e riciclo. Il modello include meccanismi di eco-modulazione dei contributi ambientali, con l’obiettivo di incentivare prodotti più durevoli e riciclabili.  
     
  • Dal 2022 l’Olanda ha implementato un sistema EPR obbligatorio per i tessili, con responsabilità attribuita a produttori, importatori e distributori. Le principali organizzazioni responsabili della gestione sono Stichting UPV textielCollectief circulair textiel European recycling platform
     
  • L’Ungheria ha introdotto l’EPR per il tessile nel 2023: il sistema, gestito da MOHU, include una vasta gamma di prodotti, tra cui anche accessori e tappeti. Anche le aziende straniere che vendono direttamente ai clienti in Ungheria hanno l’obbligo di rispettarlo. 
     
  • In Lettonia l’EPR è stato implementato nel luglio 2024. Per chi non partecipa al sistema il governo ha introdotto un'imposta sulle risorse naturali per 0,50 € per ogni kg di prodotti tessili. Le principali PRO (Producer Responsibility Organization) coinvolte sono Latvijas Zalais Punkts e Eco Baltia Vide

 
Paesi Ue al lavoro per uno schema EPR 

  • La Germania, che finora ha attivato uno schema EPR su base volontaria, è al lavoro su progetto pilota, “Textil+Mode", a cui partecipano esperti e rappresentanti di associazioni, comunità scientifica ed organizzazioni di responsabilità del produttore. L'esistente sistema capillare di raccolta differenziata, la solida rete di impianti di trattamento e le esperienze di sistemi EPR in altri settori (ad esempio, per imballaggi, batterie ed elettrodomestici) costituiscono una base favorevole per l’implementazione delle nuove regole anche nel tessile.  
     
  • In Italia il governo si è impegnato a far entrare in vigore l’EPR nel primo trimestre del 2026, in collaborazione con i sei consorzi nati dopo l’introduzione della raccolta differenziata obbligatoria dei tessili nel 2022: Consorzio Ecotessili, COBAT tessile, ERP Italia Tessile, RE.CREA, ReDress e Retex.green. Sono questi consorzi ad aver evidenziato quanto la mancanza di regole definite abbia finora rallentato la creazione dei nuovi sistemi di raccolta e riciclo, con ripercussioni sulla competitività delle imprese italiane rispetto ai Paesi Ue già attivi sul fronte EPR. L’idea è quella di istituire un Centro di coordinamento per il riciclo dei tessili (CORIT), un nuovo ente, novità assoluta nella governance della filiera tessile, che può attingere dall’esperienza maturata in altri ambiti, come quella del Centro di coordinamento nel settore dei RAEE, nell’ottica di fungere da elemento centrale del sistema secondo le indicazioni europee. 
     
  • Infine, un caso interessante è quello della Svezia, che sta pianificando il suo schema EPR. L’idea è quella di esenzioni strategiche per i produttori che realizzano prodotti tessili utilizzando oltre l’80% di rifiuti (riciclo fibra su fibra). Attualmente questo Paese non ha un sistema di raccolta differenziata per gli scarti tessili, ma vanta una lunga tradizione di raccolta di abiti usati, da destinare al riuso, gestita principalmente da organizzazioni di volontariato. 


Articolo scritto da Emanuele Bompan e Maria Carla Rota 

Questo blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

Credits:
Foto di Gintare K

PUBBLICAZIONE

10/03/2026

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