Nella fase storica che stiamo vivendo, segnata da crisi ambientali, sociali ed economiche, quelli che un tempo erano eventi isolati oggi sono fenomeni intrecciati e sistemici: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, disuguaglianze sociali, fragilità delle catene del valore e instabilità geopolitica mettono in discussione il concetto tradizionale di sostenibilità, intesa come riduzione degli impatti negativi e compliance normativa. Ridurre il danno non basta più: servono soluzioni trasformative, capaci di contribuire attivamente al rinnovamento degli ecosistemi, delle comunità e delle economie.
In questo cambio di prospettiva prende forma il concetto di impresa rigenerativa: <<Si tratta di un’organizzazione che orienta in modo intenzionale il proprio modello di business alla creazione di valore positivo e addizionale per le persone, per il pianeta e per la dimensione economica, riconoscendo l’interdipendenza profonda tra questi ambiti>>, spiega Enrico Bellazzecca, Assistant Professor of Impact and Sustainability Management and Organization alla School of Management del Politecnico di Milano.
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Che cos’è un'impresa rigenerativa
La differenza rispetto a un’azienda sostenibile sta soprattutto nell’ambizione e nella postura di fondo. <<La sostenibilità, nella sua accezione più diffusa, si concentra sulla mitigazione degli impatti e sulla conformità a standard ambientali e sociali. La rigenerazione, invece, parte dal presupposto che i sistemi siano già degradati e che l’impresa possa giocare un ruolo attivo nel migliorarne la salute, la vitalità e la resilienza. Non solo preservare risorse, ma rigenerarle, rafforzando al tempo stesso relazioni sociali, capitale naturale e capacità dei territori>>.
Da qualche anno un numero crescente di ricerche, a livello italiano e internazionale, si interroga sul tema: <<Anche al Politecnico di Milano si stanno sviluppando studi che analizzano il legame tra purpose, modelli di business, innovazione e impatto, mettendo in luce come approcci orientati alla rigenerazione possano rafforzare la capacità delle organizzazioni di affrontare contesti complessi e incerti. L’idea chiave ricorrente è che la rigenerazione non è un obiettivo aggiuntivo, ma un modo diverso di concepire il ruolo dell’impresa nella società>>, prosegue Bellazzecca.
I trend emergenti in Italia e in Europa
Accanto alle politiche di transizione ecologica e industriale, in Italia e in Europa stanno così prendendo forma politiche e framework dedicati all’economia sociale e sostenibile, che riconoscono esplicitamente il valore generato dalle imprese in termini sociali, ambientali ed economici. Inoltre, a livello locale si diffondono piani strategici che cercano di integrare queste dimensioni in modo più coerente, superando approcci settoriali e frammentati.
Altro elemento rilevante è la crescente attenzione agli ecosistemi: <<Sempre più spesso la rigenerazione viene interpretata come un processo collettivo che coinvolge imprese, enti pubblici, organizzazioni della società civile, università e comunità locali. Si parla di ecosistemi di innovazione sostenibile e sociale, intesi come spazi di collaborazione in cui competenze, risorse e obiettivi diversi si intrecciano. In Italia questi trend si manifestano in modo particolare nei distretti produttivi, che evolvono verso modelli più collaborativi, nei percorsi di rigenerazione urbana, che integrano dimensioni sociali, economiche e ambientali, e nelle esperienze territoriali, che mettono al centro la cura dei beni comuni e delle relazioni>>.
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Integrare la rigenerazione e misurarne l’impatto
Inserire la rigenerazione nelle strategie aziendali richiede un cambio di passo, come spiega ancora Enrico Bellazzecca: <<Il punto di partenza è una riflessione autentica sul purpose e sull’intenzionalità, chiarendo il contributo positivo che l’organizzazione intende generare e per chi. Poi si passa alla revisione coerente dei modelli operativi, delle catene di fornitura, dei sistemi di governance e dei processi decisionali, coinvolgendo stakeholder interni ed esterni. In questo percorso l’innovazione assume un ruolo centrale come variabile di mediazione tra visione e risultati: attraverso innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali le imprese possono sviluppare soluzioni capaci di rigenerare risorse, ridurre vulnerabilità sistemiche e creare nuove forme di valore condiviso>>.
Come misurare l’impatto?
<<Non ci si deve limitare a contare le emissioni evitate o le risorse risparmiate, né fermarsi ai soli output, cioè alle attività realizzate o ai risultati immediati prodotti. Bisogna interrogarsi sugli outcome, ovvero sugli effetti più profondi e duraturi che riguardano la qualità degli ecosistemi, il rafforzamento delle comunità locali, la creazione di lavoro dignitoso e lo sviluppo di nuove competenze>>.
Secondo Bellazzecca, le ricerche più recenti indicano l’opportunità di sviluppare approcci di misurazione capaci di cogliere questi cambiamenti nel tempo, combinando indicatori ambientali, sociali ed economici con una lettura più sistemica dei processi innescati. <<In questo senso strumenti come la valutazione di impatto, le certificazioni volontarie e i framework di rendicontazione evoluta possono essere utili se usati non come meri adempimenti, ma come leve di apprendimento e come supporto alle decisioni strategiche>>.
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Il movimento internazionale delle B Corp
La visione di impresa rigenerativa è al centro del lavoro svolto da B Lab, un network globale non profit che da oltre vent’anni coordina il movimento internazionale delle B Corp, ovvero aziende che scelgono consapevolmente di usare il business come forza positiva. <<Attraverso la nostra piattaforma B Impact ogni impresa può iniziare a valutare il proprio impatto. La certificazione B Corp rappresenta il passo successivo, con una verifica indipendente che garantisce trasparenza e credibilità>>, spiega Veronica Fervier, country manager di B Lab Italia.
A livello globale la community B Corp include oltre un milione di lavoratori in più di 10.000 aziende, presenti in oltre 100 Paesi e attive in 159 settori, tutte unite dall’obiettivo di rendere il sistema economico più equo e inclusivo. <<Il principale ostacolo che le imprese incontrano nel diventare rigenerative è culturale: ancora oggi molte realtà considerano il business esclusivamente come uno strumento per generare profitto, e non come un motore di benessere diffuso>>. A questa barriera si aggiungono altre sfide concrete: <<Le aziende devono imparare a misurare e gestire il loro impatto sociale e ambientale in modo chiaro e oggettivo, raccogliendo dati e definendo obiettivi misurabili. Devono inoltre coinvolgere fornitori, partner e comunità locali, coordinando le filiere e creando collaborazione attorno a valori condivisi. Alcune pratiche rigenerative possono richiedere investimenti significativi o tempi lunghi per generare ritorni economici, e il cambiamento interno richiede di coinvolgere tutta l’organizzazione, dai dirigenti ai dipendenti, nella condivisione di nuovi valori e obiettivi>>.
Anche i contesti legislativi e gli incentivi economici non sempre favoriscono modelli di business rigenerativi. <<La complessità normativa e la pluralità dei quadri di rendicontazione ESG, con certificazioni e standard internazionali spesso frammentati e difficili da confrontare, rendono il percorso verso la rigenerazione ancora più complesso>>, prosegue Fervier. <<Per questo motivo B Lab ha dedicato molta attenzione all’interoperabilità nello sviluppo dei propri standard: la nostra versione 2.1 è allineata ai dati e alle metodologie di altri schemi di certificazione e quadri di rendicontazione legati allo sviluppo sostenibile, in particolare ESRS, GRI, SBTi e Fairtrade, in modo da semplificare il lavoro delle aziende e rendere il loro percorso più chiaro e coerente>>.
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Il potere trasformativo dell’azione collettiva
Nel recente studio The Nature of Business B Lab ha analizzato che cosa accadrebbe se tutte le aziende adottassero pratiche paragonabili a quelle delle B Corp, con un focus sul clima: entro il 2100 potremmo ridurre la temperatura globale di 0,5°C, salvare circa 600.000 vite dalle temperature estreme e ridurre significativamente il rischio di estinzione per migliaia di specie animali e vegetali. <<Questi risultati dimostrano che il settore privato ha un potere trasformativo enorme, quello dell’azione collettiva: non sarà una singola azienda a cambiare il mondo, ma un sistema che evolve passo dopo passo, impresa dopo impresa. Un’economia in cui prosperità e benessere non sono in competizione e in cui nessuno vince da solo, ma tutti avanzano insieme>>, sottolinea Veronica Fervier.
L’impatto sul comportamento di consumatori e investitori
Infine, essere un’impresa rigenerativa rafforza la reputazione aziendale e offre un vantaggio competitivo. <<Consente di attrarre e trattenere talenti motivati, sempre più attenti al senso del proprio lavoro e al contributo che un’azienda può dare alla società, e facilita l’accesso a investitori orientati verso realtà sostenibili e responsabili>>. L’impegno costante per l’innovazione, inoltre, permette di mantenere competitività anche in contesti complessi o in periodi di crisi, come dimostra il Financial Resilience Study pubblicato da B Lab Europe. <<La ricerca di soluzioni capaci di ridurre l’impatto ambientale e migliorare il benessere sociale diventa una leva strategica di crescita e un elemento di differenziazione rispetto ai modelli di business tradizionali>>.
Come emerge dallo studio della Brand Awareness di B Lab Italia, il riconoscimento del brand B Corp è aumentato del 6% su base annua, raggiungendo il 25% nel 2024, con i consumatori più giovani, in particolare quelli tra i 25 e i 34 anni, a guidare la crescita. Questa maggiore consapevolezza è legata a doppio filo ai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori: <<Ben il 94% degli intervistati ritiene che le aziende dovrebbero essere obbligate a includere gli interessi degli stakeholder nei processi decisionali, mentre il 59% afferma che le certificazioni influenzano le proprie scelte di acquisto e di impiego>>.
Articolo scritto da Maria Carla Rota
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Credits:
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- Foto di Christina Morillo
PUBBLICAZIONE
28/01/2026