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29ª Edizione  03-06 Novembre 2026  Quartiere Fieristico di Rimini
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Lo spazio come laboratorio del futuro: le nuove frontiere dell’economia circolare

Lo spazio come laboratorio del futuro: le nuove frontiere dell’economia circolare

Lo spazio è il più grande e avanzato laboratorio di sperimentazione che l’umanità abbia a disposizione: un ambiente estremo in cui nascono soluzioni rivoluzionarie, che, una volta riportate sul nostro Pianeta, possono contribuire a risolvere problemi molto concreti. Accade in medicina, per esempio: in orbita i processi di invecchiamento risultano accelerati e studiarli consente di migliorare la comprensione, la cura e la prevenzione di diverse patologie. Allo stesso modo, imparare a coltivare piante nello spazio, in condizioni di scarsissima disponibilità d’acqua e risorse, può offrire indicazioni preziose per affrontare siccità e desertificazione in agricoltura. 

Anche l’economia circolare può trarre grande beneficio dalla ricerca spaziale: durante le missioni la produzione di rifiuti deve essere ridotta al minimo e ogni oggetto va progettato in maniera sostenibile: deve essere multifunzionale, durevole, riutilizzabile, facilmente riparabile e riciclabile. Un approccio che mette in discussione i modelli produttivi tradizionali e che suggerisce nuove traiettorie anche per i sistemi industriali terrestri.  

Lo sa bene Marcello Azzoni, founder e Chief Research and Development di Spacewear, startup italiana di abbigliamento spaziale, nonché membro del Comitato Tecnico Scientifico di BEX – Beyond Exploration, la nuova expo-conference dedicata alla space economy e al commercial space flight, in programma dal 23 al 25 settembre 2026 alla Fiera di Rimini, promossa da Italian Exhibition Group (IEG) in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. <<Siamo un brand nato nello spazio, che ora si prepara a esportare sulla Terra il suo know-how ad alta integrazione tecnologica>>, spiega Azzoni. 


Spacewear, il made in Italy nello spazio 
La startup da lui fondata ha sviluppato la Smart Flight Suit 2 (SFS2), una tuta interattiva di nuova generazione progettata per la sicurezza e il benessere degli astronauti. Evoluzione della SFS1, testata nel 2023 durante la missione Virtute 1 dell’Aeronautica Militare Italiana, la SFS2 è realizzata con materiali innovativi leggeri, traspiranti, ignifughi e termoregolanti e integra un sistema di monitoraggio biomedicale ad alta precisione. Dopo aver superato i processi di revisione di NASA e della Stazione Spaziale Internazionale, la SFS2 è stata l’unica tuta sperimentale italiana testata a bordo della ISS durante la missione Ax-3 di Axiom Space, indossata dall’astronauta Walter Villadei. Un traguardo che apre nuove prospettive di trasferimento tecnologico, dal settore spaziale alle applicazioni terrestri, con ricadute in termini di innovazione, design, sostenibilità. Il prossimo obiettivo per Spacewear è quello di portare questi principi anche sulla Terra: <<Con Virgin Galactic ci prepariamo a lanciare una linea di abbigliamento per il turismo spaziale, che aprirà le porte alla moda del futuro, rivoluzionandola nell’estetica e nella funzionalità>>, racconta Azzoni.  

La new space economy e il cambio di paradigma 
Progettare per lo spazio significa cambiare paradigma: <<Lavare i vestiti su una stazione orbitante è complesso e richiede perciò soluzioni radicalmente diverse. Da qui lo sviluppo di tessuti speciali che, grazie a trattamenti avanzati, possono essere riutilizzati fino a 40–60 volte senza lavaggio, con un risparmio significativo di acqua ed energia e una drastica riduzione dell’inquinamento legato all’uso dei detersivi. Allungare la durabilità dei capi significa anche ridurre la necessità di produrre e quindi diminuire la quantità di rifiuti tessili, un problema ambientale oggi molto grave>>. 

In linea con le tre R dell’economia circolare (Riduci, Riusa, Ricicla), <<una delle regole principali è evitare gli sprechi, per cui possiamo dire che ciò che è long life è anche ecologico: riciclare richiede infatti energia, perché bisogna smontare i manufatti, poi bisogna riportare i materiali allo stato grezzo e quindi rilavorarli. Lo spazio ci insegna invece a buttare meno e usare di più, costruendo oggetti multifunzionali e durevoli, che non possono rompersi, perché in orbita non è possibile sostituirli o ripararli facilmente>>. 

 



Un acceleratore di nuovi modelli  
In tema di sostenibilità nello spazio un nodo sempre più urgente da considerare è anche quello dello smaltimento delle tecnologie e delle infrastrutture che giungono a fine vita, i cosiddetti space debris: satelliti, componenti elettroniche, frammenti di missioni dismesse che affollano le orbite terrestri. Anche in questo caso la space economy si interroga su progettazione modulare, riuso, riciclo dei materiali e rientro controllato: estendere il ciclo di vita di tutti questi componenti e pensare fin dall’inizio alla loro dismissione è fondamentale. 

In questa prospettiva, la space economy non è solo una frontiera tecnologica, ma un acceleratore di nuovi modelli culturali e produttivi. <<Quella spaziale sarà la prossima civiltà umana>>, conclude Azzoni. <<Come è accaduto in passato con invenzioni dirompenti che hanno rivoluzionato lo stile di vita, per esempio l’automobile, oggi siamo di fronte alla convergenza di tre tecnologie e innovazioni disruptive, ovvero intelligenza artificiale, quantum computing e space economy. Un cambiamento destinato a ridisegnare l’intero scibile umano a una velocità esponenziale>>. 
Articolo scritto da Maria Carla Rota

Questo blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

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28/01/2026

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