Nel cuore dell'Umbria, presso l'acciaieria Arvedi Acciai Speciali Terni, si compie ogni giorno una piccola rivoluzione industriale. Protagonista è Tapojarvi Italia, filiale del gruppo finlandese che quest'anno celebra 70 anni di storia e per la prima volta parteciperà a Ecomondo con un proprio stand. Abbiamo intervistato Martti Kaikkonen, l’Amministratore Delegato, per capire come trasformano gli scarti siderurgici in risorse certificate.
Il vostro processo di valorizzazione delle scorie è particolarmente innovativo. Può spiegare in termini semplici come trasformate i rifiuti industriali in materiali commercializzabili con marcatura CE?
<<Il nostro processo inizia con le scorie prodotte durante la lavorazione dell'acciaio inossidabile, un materiale che normalmente verrebbe conferito in discarica. Le trattiamo attraverso un impianto industriale avanzato che le separa, frantuma e valorizza. Il risultato, oltre al recupero della frazione metallica destinata al processo di fusione, è un filler artificiale chiamato TapoEKO, che rispetta rigorosi criteri tecnici e ambientali. Grazie alle certificazioni ottenute, inclusa la marcatura CE, questi materiali diventano prodotti a tutti gli effetti, pronti per essere utilizzati in edilizia, infrastrutture e altri settori industriali.>>
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Tapojarvi Italia rappresenta un caso unico in Italia nel recupero delle scorie di acciaio inossidabile. Come nasce questa sfida imprenditoriale?
<<L'idea è nata dalla volontà di replicare in Italia il modello circolare che Tapojärvi applica con successo in Finlandia. Il contesto italiano, e in particolare l'ambiente produttivo dell'acciaieria Arvedi Acciai Speciali Terni, rappresentava un'opportunità strategica. Abbiamo riconosciuto il potenziale di un'economia circolare applicata al settore siderurgico, dove rifiuti ad alta complessità potevano diventare una risorsa. La sfida era significativa, ma la visione di un futuro industriale più sostenibile ci ha guidato fin dall'inizio.>>
Quali sono state le principali sfide tecniche e burocratiche che avete dovuto superare per implementare un progetto senza precedenti in Italia?
<<Le sfide sono state numerose. Dal punto di vista tecnico, abbiamo dovuto adattare impianti e tecnologie alla natura specifica delle scorie italiane, che sotto alcuni aspetti differiscono da quelle trattate in Finlandia. Tuttavia, la vera sfida è stata quella burocratica e normativa: in Italia non esistevano precedenti per un impianto di questo tipo, ma siamo stati supportati dalle linee guida per la gestione delle scorie nere da forno elettrico ad arco approvate nella Regione Lombardia. Questo ha richiesto un dialogo costante con la Regione Umbria, ARPA Umbria e altri enti normativi. È stato necessario dimostrare, con evidenze tecniche e scientifiche, che un materiale di scarto poteva essere trasformato in un prodotto sicuro e performante.>>
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Raggiungere lo status di End of Waste nel luglio 2022 è stato un traguardo storico. Quanto tempo e investimenti sono stati necessari?
<<Sono serviti oltre quattro anni di intenso lavoro, tra studi tecnici, prove pilota, test di laboratorio e confronto con le istituzioni. Gli investimenti sono stati significativi: parliamo di circa 45 milioni di euro, sia per l'impianto che per le attività di ricerca e certificazione. Ma ottenere lo status di End of Waste ha segnato una svolta: ha dimostrato che anche in Italia è possibile valorizzare materiali di scarto rispettando le normative europee.>>
Ed è un’esperienza che si potrà replicare in altre parti d’Italia?
<<Sì, osserviamo con interesse alcune zone del Nord.>>
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I vostri prodotti TapoEKO sostituiscono aggregati naturali in settori come edilizia e infrastrutture. Quali sono i primi risultati?
<<I settori che hanno immediatamente mostrato interesse sono i conglomerati bituminosi e il calcestruzzo. Per gli asfalti, il filler TapoEKO è stato utilizzato con successo, garantendo prestazioni meccaniche e durabilità in linea con gli standard. ARPA Umbria ha confermato che il filler recuperato dalla lavorazione AST può essere impiegato per pavimentazioni stradali, come dimostrato da un sito di prova realizzato con ANAS su un tratto della Valnerina. Per calcestruzzi e malte, i primi test industriali mostrano che il filler TapoEKO sostituisce gli aggregati convenzionali senza compromettere le proprietà del materiale finale.>>
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Può quantificare l'impatto ambientale positivo del vostro impianto di Terni?
<<All'impianto di Terni, Tapojarvi Italia processa circa 300.000 tonnellate di scorie siderurgiche all'anno, recuperando fino al 10% di metallo dalle stesse. Il metallo recuperato viene reintrodotto nel ciclo produttivo, generando significativi risparmi di materie prime ed energia, oltre a ridurre le emissioni. Parallelamente, abbiamo avviato la produzione del filler artificiale TapoEKO e stiamo sviluppando aggregati artificiali End of Waste che presto entreranno sul mercato.>>
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Dal 2018 al 2028 Tapojärvi prevede di crescere da 164 a 364 milioni di euro di fatturato. Quale ruolo avrà l'Italia?
<<L'Italia avrà un ruolo strategico. Il progetto di Terni è il primo passo di un'espansione più ampia. L'esperienza acquisita qui può essere replicata in altri siti siderurgici italiani ed europei, e le competenze sviluppate all'interno di Tapojarvi Italia sono ora diventate un centro di eccellenza interno al Gruppo. Il mercato italiano ha mostrato forte sensibilità verso la circolarità, e le nostre tecnologie possono servire da leva per una crescita sostenibile.>>
Sarete presenti a Ecomondo a novembre?
<<Sì, saremo presenti a Ecomondo 2025 con uno stand. È un evento chiave per tutto il settore ambientale e dell'economia circolare. Avremo uno spazio dedicato dove presenteremo gli ultimi aggiornamenti sul progetto TapoEKO, le certificazioni ottenute e le opportunità di collaborazione con altri attori della filiera.>>
Venite dalla Finlandia, paese all'avanguardia nella sostenibilità. Cosa vi ha colpito di più del mercato italiano e quali sono ancora i principali ostacoli normativi?
<<L'Italia ha grande flessibilità industriale e creatività, ma soffre di eccessiva burocrazia e normative frammentate. Il principale ostacolo è la mancanza di normative armonizzate a livello nazionale ed europeo: ogni regione può interpretare diversamente i requisiti di recupero, rendendo difficile pianificare investimenti su scala industriale. Inoltre, spesso manca una domanda informata: molte aziende utilizzano ancora materiali tradizionali perché non conoscono le alternative sostenibili o perché le normative non premiano chi fa scelte circolari. Tuttavia, ho trovato imprenditori motivati e territori pronti al cambiamento. Tapojarvi Italia può portare la propria esperienza nordica per accelerare la transizione: trasformiamo un problema - le scorie - in una soluzione - prodotti circolari certificati.>>
Un articolo scritto da Stefania Divertito
Questo blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile
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02/09/2025