Mari ed oceani sono uno dei polmoni vitali del nostro pianeta, regolano il clima, sono culla di biodiversità. La plastica, utilizzata ovunque per la sua versatilità la rende difficilmente biodegradabile ed il suo eccessivo accumulo nei mari ed oceani ne sta compromettendo le funzioni fino a farlo divenire un grosso problema. Associazioni, enti di ricerca, governi stanno cercando i migliori sistemi per arginare e ridurre questo problema.

Gli oceani coprono i tre quarti della superficie terrestre, contengono il 97% dell’acqua presente sulla Terra e rappresentano il 99% di spazio, in termini di volume, occupato sul pianeta da organismi viventi (contengono approssimativamente 200.000 specie identificate): sono fondamentali per la vita e la regolazione del clima.

Sono il termostato della Terra: i primi 3 metri di oceano contengono la stessa quantità di calore di tutta l’atmosfera, le correnti oceaniche permettono ai paesi del Nord Europa di avere temperature climatiche abbastanza miti. Sono anche in grado di assorbire circa il 30% di tutta la CO2 emessa ogni anno nel mondo dalle attività antropiche.

Nel 2018 il Programma Ambiente delle Nazioni Unite  (UNEP) ha inserito il problema della plastica negli oceani tra le sei emergenze ambientali più gravi da affrontare.

L'importanza degli oceani è tale che la loro tutela è stata inserita fra gli obiettivi Agenda 2030 dalle Nazioni Unite:

Obiettivo 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile, ed in particolare tra i traguardi;

Obiettivo 14.1: Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma, compreso l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive. È necessario ricostruire il rapporto dell'umanità con l'oceano e metterlo saldamente al centro delle future soluzioni di sviluppo sostenibile.

Plastica nei mari ed oceani perchè è un problema

La plastica nei corpi acquatici si può presentare sotto forma di macro frammenti o oggetti (parti grandi di oggetti, bottiglie, tappi, reti, pezzi di polistirene etc…) e microplastiche ovvero frammenti di dimensione inferiore ai 5 mm.

Il problema della plastica dispersa nei mari - oceani è connesso al:

  • tempo di degrado nell'ambiente (anche oltre 600 anni);
  • frammentazione in piccole parti degli oggetti in plastica diventando microplastiche (di dimensioni inferiori ai 5 mm) che si diffondono facilmente attraendo ed assorbendo sostanze inquinanti disperse negli oceani (es: pesticidi, fertilizzanti, inquinanti provenienti da scarichi industriali, detersivi e cosmetici);
  • possibilità di ferire anche mortalmente animali acquatici (pesci, mammiferi, uccelli) che rimangono incastrati ad esempio nelle reti da pesca;
  • inserimento nella catena alimentare - scambio per cibo: pesci, anfibi, uccelli marini e mammiferi possono ingoiare plastica sotto forma di pezzetti scambiandoli per cibo o possono essere ingeriti sotto forma di microplastiche, questo può recare problemi al tratto intestinale, portando l’individuo alla malnutrizione e all’occlusione dello stomaco e delle vie aeree, le sostanze chimiche assorbite dalla plastica, inoltre, entrano nei tessuti dell’organismo e vanno ad agire a livello ormonale e non solo;
  • può diventare una trappola per la fauna marina: uccelli o pesci che si incastrano in reti da pesca abbandonate morendo soffocati o perchè non riescono ad alimentarsi;
  • può essere un problema costoso e pericoloso per la navigazione, poiché possono essere un pericolo per la navigazione e rimanere impigliati nelle eliche e nei timoni.
     

Gli studi si stanno focalizzando in particolare alle microplastiche che derivano dalla frammentazione meccanica di oggetti di plastica più grandi, cosmetici, prodotti vari per la lavorazione di altri materiali, perdite di impianti industriali etc. Questi frammenti entrano facilmente nella catena alimentare della fauna acquatica marina con effetti sia tossici che meccanici, portando a problemi tra cui la riduzione dell'assunzione di cibo, il soffocamento, i cambiamenti comportamentali e l'alterazione genetica.

Le microplastiche sono un problema globale ed interessano anche noi umani. Giungono a noi sia attraverso la catena alimentare che per inalazione, ingerimento dall'acqua e assorbimento attraverso la pelle. Le microplastiche sono state trovate in vari organi umani e persino nella placenta dei neonati.

Un rifiuto difficile da smaltire

Secondo i dati UNEP Circa il 36% di tutta la plastica prodotta viene utilizzata negli imballaggi, compresi i prodotti in plastica monouso per contenitori di alimenti e bevande, di cui circa l'85% finisce in discarica o come rifiuto non regolamentato.  

Dei sette miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti finora a livello globale, meno del 10% è stato riciclato. Il che significa che milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono persi nell'ambiente o spediti per migliaia di chilometri verso destinazioni dove vengono per lo più bruciati o scaricati. La perdita annuale stimata del valore dei rifiuti di imballaggio in plastica durante la sola selezione e lavorazione è di 80-120 miliardi di dollari.

Non esiste solo un tipo di plastica ma una quantità enorme di polimeri con caratteristiche diverse a seconda degli usi che sono destinate ad avere che richiedono metodi differenti di riciclo. Polistirene, polistirene ad alta densità, polietilene, polipropilene sono solo alcuni esempi di tipologie di polimero. Le stesse caratteristiche tecniche che rendono la plastica versatile ed utili in qualsiasi settore sono quindi quelle che la rendono difficile da smaltire.

Come finisce la plastica nei nostri mari ed oceani?

Secondo i dati UNEP le principali fonti della plastica nei mari ed oceani sono:

  • dispersione dei rifiuti nell'ambiente (littering) in particolare in prossimità di spiagge e corsi d'acqua;
  • rifiuti che eventi atmosferici (pioggia, vento, neve) trasportano nei corsi d'acqua;
  • pesca;
  • trasporti;
  • attività industriali, in particolare le industrie con processi che coinvolgono materiali plastici e gestiscono correttamente gli scarti;
  • attività agricole che disperdono nell'ambiente rifiuti (teloni, sacchi, reti etc) spesso frammentate che poi arrivano al mare attraverso i fiumi;
  • contenitori per i rifiuti non adeguatamente coperti e le strutture per il contenimento dei rifiuti non chiuse ermeticamente;
  • trattamento inadeguato delle acque reflue e gli sversamenti di acque reflue;
  • discariche illegali di rifiuti domestici e industriali e discariche legali gestite male.

 

UNEP stima che 1.000 fiumi sono responsabili di quasi l'80% delle emissioni globali annuali di plastica fluviale nell'oceano, che vanno da 0,8 a 2,7 milioni di tonnellate all'anno, con i piccoli fiumi urbani tra i più inquinanti.

Plastica negli oceani: i dati attuali

Secondo i dati UNEP diffusi durante l'ultima conferenza sugli oceani tenutasi lo scorso luglio 2022:

  • l'inquinamento marino rappresenta almeno l'85% dei rifiuti marini e i rifiuti di plastica sono il principale inquinante.
  • l'80% della plastica che trova il suo destino nell'oceano proviene da fonti terrestri. 
  • almeno 11 milioni di tonnellate di plastica vengono scartate nei nostri mari ogni anno,
  • Ogni minuto, un camion della spazzatura di plastica viene scaricato nel nostro oceano,
  • si prevede che, entro il 2040, l'equivalente di 50 kg di plastica per metro di costa in tutto il mondo fluirà nell'oceano ogni anno.
     

Le isole ed i vortici di plastica negli oceani

Le correnti marine nel tempo hanno creato delle zone in cui la concentrazione di rifiuti è particolarmente alta, queste aree sono chiamate Plastic Soups. Al mondo esistono in particolare sei vortici (gyres) di concentrazione della plastica si trovano nelle zone subtropicali, sopra e sotto l'equatore. In queste aree non c'è una massa galleggiante visibile di rifiuti di plastica ma solo una concentrazione maggiore, per di più di microplastiche, rispetto alle altre aree dell'oceano.

Altre aree critiche sono chiamate hotspot o isole di plastica in cui la concentrazione della zuppa di plastica è persino più alta che nei vortici, in questo caso la concentrazione non è tanto dovuta alle correnti ma alla presenza di fonti inquinanti (es aree urbane, estuari). Esistono isole di plastica nel mediterraneo, recente è la scoperta di un'isola italiana nella zona tra l’Elba, la Corsica e Capraia, all’interno del Santuario dei Cetacei.

I maggiori vortici di plastica noti al mondo sono:

  1. Artic Garbage Patch;
  2. Indian Ocean Garbage Patch;
  3. South Atlantic Garbage Patch;
  4. North Atlantic Garbage Patch;
  5. South Pacific Garbage Patch;
  6. Great Pacific Garbage Patch.
     

Come si potrebbe eliminare la plastica dagli oceani?

L'inquinamento marino è un problema complesso, non esiste una soluzione unica ma ciascuno di noi può fare qualcosa. Governi, imprese, privati, si stanno impegnando attraverso diverse campagne sia locali che internazionali. É importante affrontare l'inquinamento da plastica con misure sull'intero ciclo di vita della plastica dalla progettazione allo smaltimento passando per la produzione, l'uso, il riciclaggio, affrontando le fonti dei rifiuti sia a terra che in mare.

La riduzione dei rifiuti in plastica in mare può avvenire tramite due canali:

  • le azioni di prevenzione, ovvero quelle politiche ed azioni che limitano la produzione di rifiuto evitando di conseguenza che venga mal gestita e dispersa nell'ambiente. Tali azioni interessano sia noi cittadini che le politiche sulla prevenzione e la gestione dei rifiuti a livello globale;
  • rimozione fisica attraverso macchine che raccolgono la plastica, barriere nei fiumi, campagne di raccolta che coinvolgono sia i pescatori che le associazioni di volontariato.
     

Azioni di Prevenzione

Le azioni di prevenzione, ovvero quelle azioni che evitano di produrre il rifiuto in plastica possono essere:

  • sostituzione degli imballaggi in plastica con imballaggi di materiali meno inquinanti; riduzione degli spessori degli imballaggi stessi, progettazione di imballaggi con parti che non sono facilmente perdibili in ambiente;
  • progettare consapevolmente in modo da ridurre gli scarti in fase di lavorazione del beni, ridurre gli spessori, usare tipi di plastica facilmente riciclabili, progettare i beni/imballaggi in modo che non abbiano parti di plastica che facilmente si possono disperdere nell'ambiente;   
  • riuso degli imballaggi in plastica ad esempio utilizzando i prodotti sfusi;
  • utilizzo sacchetti in tessuto o riutilizzabili per il trasporto di oggetti e spesa;
  • evitare l'utilizzo di prodotti usa e getta in materiale plastico;
  • riciclo di tutti gli imballaggi e gli oggetti in plastica;
  • non produrne ovvero non usare plastica ma altri materiali durevoli (es vetro, acciaio);
  • riutilizzare il più possibile i contenitori e gli imballaggi sia comprando prodotti sfusi che utilizzando l'imballaggio a fine ciclo di vita per attività creative o altro;
  • evitare di usare prodotti (es cosmetici) contenenti microplastiche;
  • fare la raccolta differenziata correttamente;
  • sensibilizzare, educare chi ci sta vicino al problema.

Rientrano nelle pratiche di prevenzione dei rifiuti in mare quindi tutte le politiche e le norme volte alla riduzione, prevenzione e riciclo dei rifiuti e le diverse campagne di sensibilizzazione al tema nazionali ed internazionali.

Azioni di rimozione fisica

La rimozione dei rifiuti di plastica può avvenire tramite:

  • campagne di raccolta che hanno come protagonisti cittadini volontari;
  • pulizia delle spiagge con mezzi meccanici a cura degli stabilimenti balneari o delle amministrazioni locali;
  • posa in opera di strumenti meccanici come barche o barriere specificamente studiate per raccogliere o bloccare i rifiuti.

 

A Ecomondo si parlerà di “Rigenerazione delle aree costiere e dei porti e adattamemento ai cambiamenti”, clicca qui per scoprire gli altri eventi dedicati alla Blue Ecomony: https://www.ecomondo.com/eventi/ecomondo-2022/seminari-e-convegni/e20373468/blue-economy.html
 

Esempi di mezzi meccanici per la rimozione dei rifiuti di plastica in mare ed oceano

Negli ultimi anni sono stati inventati diversi sistemi per catturare ed avviare al riciclo la plastica dispersa negli oceani, nei mari e nei fiumi. A seguito alcuni esempi di sistemi esistenti o in fase di realizzazione.

La ONG olandese Ocean Cleanup ha progettato e sta sperimentando il macchinario Ocean Array Cleanup System 001/B in grado di raccogliere detriti plastici di ogni tipo e dimensione, dall microplastiche alle reti fantasma. Si tratta di un sistema autonomo che utilizza le forze naturali dell’oceano per catturare e concentrare passivamente la plastica. Il sistema è molto semplice è composto da una catena di barriere galleggianti della lunghezza di due chilometri poste in favore di corrente, senza reti, che convogliano la plastica verso piattaforme che fungono da imbuto. Una volta al mese circa una barca raccogli i rifiuti convogliati verso la parte centrale della macchina. Tale meccanismo è stato creato in particolare con l'obiettivo di ripulire il Pacific Trash Vortex per poi proseguire con gli altri punti di accumulo negli oceani.

La ONG però non si è fermata al mare ma sta sperimentando anche tecnologie per la pulizia dei fiumi quali:

  • Interceptor Original tecnologia di pulizia dei fiumi. I rifiuti fluviali che scorrono con la corrente sono guidati dalla barriera verso l'apertura dell'Interceptor;
  •  Interceptor Barrier che consiste in una barriera galleggiante indipendente ancorata a forma di U attorno alla foce di un piccolo fiume che intercetta la spazzatura e la tampona fino a quando non viene rimossa dall'acqua.
     

Il team SeaCleaners ha progettato il Manta, la barca, ancora in fase di realizzazione, ha la forma di un enorme catamarano. E' progettata per raccogliere, trattare e riutilizzare grandi volumi di detriti plastici galleggianti presenti in acque altamente inquinate, lungo le coste, negli estuari e alla foce di grandi fiumi.

Il team SeaCleaners è padre anche del progetto The MAPP (Mobula against Plastic Pollution) i Mobula 8 una barca pensata come stazione autonoma per il recupero dei rifiuti e la pulizia delle aree inquinate. Mobula è in grado di raccogliere sia i macrorifiuti galleggianti a fini di controllo dell'inquinamento che i microrifiuti a fini scientifici, nonché gli idrocarburi. Si adatta in particolare modo alle operazioni di pulizia in acque calme e protette - aree portuali, aree lacustri, mangrovie, fiumi, canali e in mare fino a 5 miglia dalla costa.

The Ocean Cleanup Array è un’idea dell'olandese Boyan Slat ed il primo prototipo sarà collocato al largo dell’isola di Tsushima, tra Giappone e Corea del Sud, l'obiettivo finale del progetto è quello di ripulire la Great Pacific Garbage Patc. È composto da un sistema di bracci galleggianti, disposti ad angolo lungo il percorso delle correnti e ancorati al fondale, la plastica viene convogliata verso i punti di raccolta. Al loro interno si trovano speciali frantumatori a energia solare, che la compattano e la preparano per il riciclo senza disturbare le rotte di pesci o la vita di altri organismi. L'idea è di collocare entro 5 anni barriere per circa 100 km che dovrebbero essere in grado di catturare quasi la metà della spazzatura dell’isola di plastica. La completa bonifica del Great Pacific Garbage Patc, secondo le stime, potrà essere realizzata in circa 10 anni.

Progetti Italiani

Lifegate ha creato la campagna PlasticLess, il progetto si basa su tre principali azioni:

  • comunicazione per informare le persone sui rischi della plastica in mare,
  • promozione e diffusione di buone pratiche sostenibili,
  • azioni concrete per la rimozione dei rifiuti che galleggiano nei nostri mari grazie a Seabin, cestini posizionati direttamente in mare presso porti e marine in grado di rimuovere fino a 500 chili di rifiuti plastici all’anno.
     

Poralu Marine, leader mondiale nella realizzazione di strutture, prodotti e servizi per attività portuali e partner principale di LifeGate PlasticLess, ha realizzato una nuova gamma di dispositivi “The Searial Cleaners” per rimuovere la plastica dai mari:

  • Trash Collec’Thor si installa sui pontili galleggianti di porti e marine, vicino ai punti di accumulo, è in grado di catturare diversi tipi di rifiuti galleggianti come bottiglie di plastica, sacchetti, mozziconi, ecc, e raccogliere idrocarburi e microplastiche dai 3 mm di diametro in su. La sperimentazione ha dimostrato come il dispositivo possa catturare fino a 100 kg di rifiuti galleggianti per volta. Le operazioni di svuotamento e pulizia sono infine rese possibili grazie a un pratico argano che facilita il sollevamento del cestino.   
  • Pixie Drone è un robottino subacqueo è lungo poco più di 1,60 m, largo 1,15 m e alto poco più di 50 cm – il drone funziona con una profondità dell’acqua di almeno 30 cm. Può essere telecomandato da una distanza di 500 metri e monitorato grazie a una web app. Ha una velocità di 3 km/h e un’autonomia di funzionamento di sei ore. In ogni sua missione, può raccogliere fino a 60 kg di rifiuti alla volta: dalla plastica all’organico, dal vetro alla carta, dai tessuti alla gomma, agli idrocarburi. Il suo lavoro è inoltre facilitato da una videocamera con portata di 300 metri.
  • Seabin un cestino di raccolta dei rifiuti che galleggiano in acqua di superficie in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti al giorno (pari a circa 500 Kg di rifiuti all’anno) comprese le microplastiche da 5 a 2 mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm. Il dispositivo viene immerso nell’acqua con la parte superiore del dispositivo al livello della superficie. Grazie all’azione della pompa collegata alla corrente, in grado di trattare 25.000 litri di acqua all’ora. I rifiuti vengono catturatati all’interno del cestino, che può contenere fino a un massimo di 20kg, mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare.  
     

Ogyre, start up italiana a vocazione sociale, è la prima piattaforma online che cerca di gestire e coordinare il recupero di rifiuti dal mare da parte delle comunità di pescatori.

I pescatori raccolgono la plastica che rimane incastrata nelle reti e la portano nei porti dove i partner la rendicontano ed avviano al riciclo. Ogyre si fa carico delle spese di recupero e smaltimento dei rifiuti e permette ai pescatori di svolgere le loro normali attività di pesca e ricevendo un compenso extra per il recupero delle plastiche dal mare. Fishing for Litter ha il vantaggio di non richiedere un’implementazione di mezzi o tecnologie specifiche: cattura la plastica direttamente attraverso le reti dei pescatori, le stesse usate per pescare il pesce. Ogyre si finanzi attraverso la vendita di costumi ed abbigliamento con il logo dell'associazione.

L’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino (Ias) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova ha partecipato ad uno studio internazionale che ha valutato e analizzato tutte le soluzioni innovative esistenti per combattere l’inquinamento dovuto alla plastica negli oceani. Lo studio Global assessment of innovative solutions to tackle marine litter è stato pubblicato su Nature Sustainability analizza la maggior parte delle soluzioni esistenti, tecnologie e metodi per prevenire, monitorare e rimuovere i rifiuti marini utilizzando un approccio innovativo. Nelle tecnologie sono utilizzati droni, robot, nastri trasportatori, reti, pompe o filtri a seconda dell’area di applicazione: aree costiere, superficie del mare, fondo degli oceani. Fino ad ore molti sistemi si basano su approcci tecnologici ma in futuro sarà importante ricorrere a soluzioni integrate, basate su intelligenza artificiale, robotica, automazione. Lo studio fa emergere come la comunità scientifica concentri la propria ricerca principalmente sul monitoraggio dei rifiuti marini, mentre le Ong agiscono maggiormente sul fronte della prevenzione: la sinergia tra diversi promotori, invece, si focalizza principalmente sulle tecniche di rimozione”. Lo studio affronta anche i limiti delle soluzioni esistenti fornendo alcune raccomandazioni per i futuri programmi e strumenti di finanziamento.

A Ecomondo si parlerà di “The BlueMed Pilot healthy plastics-free Mediterranean sea and the EU Mission Restore our Ocean and Waters by 2030”, clicca qui per scoprire gli altri eventi dedicati alla Blue Ecomony: https://www.ecomondo.com/eventi/ecomondo-2022/seminari-e-convegni/e20373468/blue-economy.html

Politiche e campagne contro inquinamento della plastica in mare

Governi ed associazioni varie da anni sono promotori norme, programmi e campagne volte alla prevenzione della dispersione dei rifiuti in mare ed alla raccolta della stessa. Alcuni esempi delle più note.

Strategia del l'International Maritime Organization (IMO) per affrontare i rifiuti di plastica marini dalle navi:

Il comitato per la protezione dell'ambiente marino (MEPC) dell'IMO nel 2021 ha adottato la sua strategia per affrontare i rifiuti di plastica marini dalle navi. Le misure specifiche proposte sono:

  • studio sui rifiuti di plastica marini dalle navi;
  • esaminare la disponibilità e l'adeguatezza delle strutture portuali di raccolta;
  • proposta di rendere obbligatoria la marcatura degli attrezzi da pesca, in collaborazione con l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO);
  • promuovere la denuncia della perdita di attrezzi da pesca;
  • facilitare la consegna degli attrezzi da pesca recuperati alle strutture costiere;
  • riesaminare le disposizioni relative alla formazione del personale dei pescherecci e alla familiarizzazione della gente di mare per garantire la consapevolezza dell'impatto dei rifiuti di plastica marini;
  • considerazione dell'istituzione di un meccanismo obbligatorio per dichiarare la perdita di container in mare e identificare il numero di perdite
  • aumentare la consapevolezza del pubblico;
  • rafforzare la cooperazione internazionale, in particolare FAO e ONU Ambiente.

 

La strategia si è prefissata di raggiungere ulteriori risultati, tra cui:

  • una maggiore sensibilizzazione del pubblico, istruzione e formazione della gente di mare; migliore comprensione del contributo delle navi ai rifiuti di plastica marini; 
  • migliore comprensione del quadro normativo associato ai rifiuti di plastica marini delle navi.

 

Nel marzo di quest'anno, una risoluzione storica è stata adottata dai paesi alla quinta sessione dell'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEA-5.2), che chiede la convocazione di un comitato negoziale intergovernativo per sviluppare, entro la fine del 2024, uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull'inquinamento da plastica, anche nell'ambiente marino.

Normativa europea

La Direttiva 2008/56/CE - azione europea nel campo della politica per l’ambiente marino e la successiva modifica avvenuta con la direttiva  2017/845 contiene la Strategia per l’ambiente marino dell'unione europea. La direttiva definisce l'approccio e gli obiettivi comuni dell’Unione per la prevenzione e per la protezione e la conservazione dell’ambiente marino in considerazione delle pressioni e degli impatti delle attività umane dannose, pur consentendone l’uso sostenibile, attraverso un approccio ecosistemico. In sintesi:

  • prevede l'attuazione di azioni di studio e monitoraggio dei sistemi marini per valutare lo stato dell’ambiente marino e dell’impatto delle attività umane;
  • contiene una definizione dello stato ecologico sulla base di un elenco di 11 descrittori;
  • prevede l'istituzione di una rete di aree marine protette;
  • invita i governi a predisporre programmi di misure per conseguire un buono stato ecologico;
     

La direttiva è attualmente in fase di revisione.

L'unione Europea ha emanato anche una direttiva sulla plastica monouso (Direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente) che mira a prevenire e ridurre l'impatto sull'ambiente di determinati prodotti di plastica e promuovere una transizione verso un'economia circolare. Attraverso una serie di nuove misure si richiede una riduzione quantitativa sostenuta del consumo di alcune materie plastiche monouso per le quali non esistono alternative. Inoltre, è stato fissato un obiettivo di raccolta del 90% per le bottiglie di plastica per bevande monouso entro il 2029, incorporando il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie per bevande in PET a partire dal 2025 e il 30% in tutte le bottiglie di plastica per bevande a partire dal 2030.

Il 25 marzo 2021 il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione non legislativa che mira a ridurre i rifiuti marini. La risoluzione ha in particolare come obiettivi:

  • Aumentare la raccolta, il riciclaggio e l'up cycling nel settore della pesca e dell'acquacoltura,
  • Eliminare gradualmente il polistirene espanso utilizzato per i prodotti della pesca,
  • definire un piano d'azione UE per ripulire i fiumi inquinati.


LEGGI ANCHE: Riutilizzo: facciamo il punto

Normativa Italiana
 

Legge Salvamare

Lo scorso 11 maggio è stato emanata la così detta “legge salvamare” ovvero la legge 17 maggio 2022, n. 60 Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare (GU Serie Generale n.134 del 10-06-2022) La legge consente ai pescatori e alle diverse associazioni di settore di raccogliere e portare a riva i rifiuti in mare, laghi, fiumi e lagune e di conferirli in appositi spazi predisposti nei porti italiani.  La norma:

  • introduce le definizioni di rifiuti accidentalmente pescati (RAP) e rifiuti volontariamente raccolti (RVR), non solo durante campagne di pulizia del mare, dei laghi, fiumi e lagune ma anche mediante sistemi di cattura;
  • i rifiuti accidentalmente pescati sono equiparati ai rifiuti delle navi ai sensi della direttiva europea: potranno quindi essere conferiti separatamente, e in modo gratuito, all’impianto portuale di raccolta;
  • Sono previste disposizioni in materia di attività di monitoraggio e controllo dell’ambiente marino;
  • verrà istituito, presso il MiTe, un tavolo interministeriale al fine di coordinare l’azione di contrasto dell’inquinamento marino, ottimizzare l’azione dei pescatori e monitorare l’andamento del recupero dei rifiuti;
  • ogni anno il ministro dell’Ambiente dovrà inviare alle Camere una relazione sull’attuazione della legge;
  • Introduce norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate per la loro reimmissione nell’ambiente naturale, anche mediante il riaffondamento in mare o il trasferimento nell’area retrodunale o in altre zone comunque appartenenti alla stessa unità fisiografica;
  • prevede la promozione, nelle scuole di ogni ordine e grado, di attività sulla conservazione dell’ambiente e, in particolare, del mare.
  • Il Ministero della Transizione ecologica (MiTe) avvierà un programma sperimentale triennale, finanziato con 6 milioni di euro, per il recupero nei fiumi di rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi.

 

Alcuni esempi di campagne internazionali e nazionali per la pulizia degli oceani e dei mari

Clean Seas Nel 2017 il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) ha lanciato la campagna Clean Seas alla quale aderiscono 69 paesi membri riuscendo a coprire il 76% delle coste del mondo. Clean Seas è la campagna internazionale dell'UNEP per ridurre e prevenire la plastica nei mari e negli oceani. Alla campagna aderiscono governi, imprese, modo dello sport, singoli privati che si stanno impegnando per promuovere il messaggio di clean seas: rimuovere i rifiuti in plastica e produrne il minimo indispensabile anche attraverso la sostituzione dei prodotti monouso in plastica con beni equivalenti in materiale biodegradabile e attraverso innovazione ed ecodesign.

Finora i firmatari rappresentano il 76% delle coste del mondo.

4Ocean è una campagna nata negli Stati Uniti. I suoi attivisti armati di retini, camion e barche, raccolgono lungo le coste in modo sistematico i rifiuti: in meno di un anno l’associazione ha raccolto circa 40 mila chili di immondizia dalle acque e dalle coste di USA, Caraibi e Canada. Il gruppo è formato da un nucleo di dipendenti e pulitori locali: volontari, giovani, lavoratori, anziani e addirittura turisti che si imbarcano regolarmente sulle 5 barche dell’associazione per ripulire il mare.

Giornata Mondiale degli Oceani La Giornata Mondiale degli Oceani si celebra l’8 giugno di ogni anno, giorno dell’Anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro, costituisce l’occasione per riflettere sui benefici che gli oceani sono in grado di fornirci e il dovere che incombe su ogni individuo e sulla collettività di interagire con gli oceani in modo sostenibile, affinché siano soddisfatte le attuali esigenze, senza compromettere quelle delle generazioni future.

Clean Up The Med è la campagna di Legambiente che dal 1995 coordina associazioni, scuole e Istituzioni locali che dedicano un fine settimana del mese di maggio alla pulizia delle spiagge e dei siti naturali. Clean Up The Med supera i confini nazionali: è un’azione diffusa in 21 Paesi del Mediterraneo attraverso l’attività e l’organizzazione da parte di oltre 150 attori, 

Fishing for litter della Regione Lazio e COREPLA nel 2021 i pescherecci laziali hanno recuperato 25mila chili di plastica in mare. Simili iniziative sono state realizzate in Abruzzo, Toscana, Marche, e molte altre località.

Plastic Busters Nata nel 2013 ha come obiettivo fornire un'opportunità concreta a progetti che contribuiscono a un obiettivo comune: affrontare efficacemente il problema dei rifiuti marini nel Mediterraneo. La campagna vuole monitorare, valutare, mitigare e prevenire i rifiuti marini per ridurne i rischi ambientali, sociali ed economici.  

GenerAzione Mare è la campagna del WWF che vuole promuovere la tutela del mare mediterraneo e della sua grande biodiversità. Tra le azioni previste l'eliminazione dell’inquinamento da plastica in natura entro il 2030.

A Ecomondo si parlerà di “The Blue Circular Bioeconomy in the Mediterranean”, clicca qui per scoprire gli altri eventi dedicati alla Blue Ecomony: https://www.ecomondo.com/eventi/ecomondo-2022/seminari-e-convegni/e20373468/blue-economy.html

La Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani

La seconda edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani si è tenuta a Lisbona dal 27 giugno al 1° luglio 2022. La conferenza rientra nell’ambito delle iniziative del Decennio dell’Oceano lanciato dalle Nazioni Unite per favorire una maggiore conoscenza e tutela degli oceani.

L’obiettivo dell’evento è stato quello di mobilitare la comunità internazionale a impegnarsi nel trovare soluzioni sostenibili per la conservazione, la protezione e l’uso responsabile delle risorse marine, secondo l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 14 dell’Agenda2030.  “Save our ocean, protect our future” è lo slogan scelto per questa edizione della Conferenza durante la quale sono state discusse quattro azioni per salvaguardare i nostri mari: economia sostenibile, inquinamento, protezione e innovazione.  Le scelte politiche devono rivolgersi verso investimenti in campo energetico e alimentare che siano orientati allo sviluppo sostenibile. L’oceano deve diventare un modello di gestione dei beni comuni, riducendo l’inquinamento di origine sia terrestre che marina. Il terzo obiettivo sarà affrontare i cambiamenti climatici investendo in infrastrutture costiere resilienti al clima e proteggendo le popolazioni il cui benessere dipende dallo stato degli oceani. La ricerca scientifica sarà la base per trovare soluzioni concrete nell’azione di protezione degli oceani.

Bibliografia

Littering

UNEP, 2021, Drowning in plastics, marine litter and plastic waste vital graphics, unep.org https://www.unep.org/resources/report/drowning-plastics-marine-litter-and-plastic-waste-vital-graphics

Ecomondo, 2021, Marine litter il punto della situazione, ecomondo.com/ https://www.ecomondo.com/blog/17821206/marine-litter-il-punto-della-situazione

Legambiente, 6 novembre 2020, Marine Litter un mediterraneo unito nella lotta ai rifiuti di mare, legambiente.it https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/marine-litter-un-mediterraneo-unito-nella-lotta-ai-rifiuti-in-mare/

Microplastiche, isole e vortici, Plastica da navi

UNEP, Inside the Clean Seas campaign against microplastics, unep.org,  https://www.unep.org/news-and-stories/story/inside-clean-seas-campaign-against-microplastics

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Campagne e sistemi di trattamento

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