A partire dal gennaio 2022 in Italia, anticipando la scadenza europea del 2025, è scattato l'obbligo della raccolta dei rifiuti tessili. Il settore viene considerato come uno dei più inquinanti ma anche quello che detiene ottime possibilità di sviluppo verso un'economia circolare. Responsabilità Estesa del Produttore, ecodesign, innovazione ed attenzione ai cicli di produzione e raccolta saranno le parole chiave di questa evoluzione. In questo contesto Ecomondo ha già da anni aperto un textile district per favorire l'incontro tra i vari stakeholders del settore.

Il Piano d’azione europeo 2020 sull’economia circolare ha individuato il tessile tra i settori prioritari annunciando, tra le altre cose, la pubblicazione di una Strategia sui tessili entro il 2021. Nell’ambito del Piano italiano di ripresa e resilienza, una specifica linea di investimento si propone inoltre di potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di gestione contribuendo al raggiungimento del 100% di recupero nel settore tessile. A partire dal gennaio 2022 in Italia, anticipando la scadenza europea del 2025, è scattato l'obbligo della raccolta dei rifiuti tessili.

Ecomondo, già da anni ospita un textile district per favorire l'incontro tra i vari stakeholders del settore e favorire scambi di idee, innovazione e facilitare l'evoluzione del settore verso l'economia circolare. A supporto degli stati membri e della filiera l'Agenzia Europea per l'Ambiente, lo scorso anno ha redatto un dettagliato rapporto sullo stato del settore in Europa fornendo misure di prevenzione ed operative per gestire questi rifiuti.

Raccolta differenziata dei rifiuti tessili: nel 2022 in Italia è scattato l'obbligo

A partire dal 1 gennaio 2022, come previsto dal decreto legislativo n.116/2020, in Italia è scattato l'obbligo della raccolta differenziata dei rifiuti tessili anticipando la normativa europea che prevede l'attivazione della raccolta separata di questo tipo di rifiuto a partire dal 2025. I comuni che non sono dotati di raccolta differenziata per la frazione tessile dovranno quindi organizzarsi predisponendo le strutture e le eventuali convenzioni necessarie ad effettuare il servizio.
L'obiettivo della norma è diminuire l'impatto del settore tessile e incentivare il riutilizzo ed il riciclo.

A chi si rivolge la nuova norma

La normativa si rivolge ai Comuni ma non alle imprese. Come spiega un articolo di tuttoambiente, la definizione di deposito temporaneo prima della raccolta consente ai distributori di ritirare presso i locali del proprio punto vendita esclusivamente i rifiuti dei prodotti per i quali vi sia un regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), anche di tipo volontario. Nel nostro Paese attualmente non esiste un regime EPR per questo tipo di rifiuti, i produttori dei rifiuti tessili per poter effettuare tale tipo di raccolta dovrebbero presentare istanze volte a istituire il sistema. Per farlo è necessario chiedere un riconoscimento tramite Decreto Ministeriale (procedura particolarmente lunga) e bisogna garantire poi l’operatività del sistema a livello nazionale, nel rispetto dei requisiti generali minimi in materia di EPR. In assenza di un consorzio apposito, anche di natura volontaria, riconosciuto dal Ministero della Transizione Ecologica per le imprese private non è possibile ritirare i rifiuti tessili presso i propri punti vendita.

Gli impatti del settore

Il settore tessile è considerato uno dei settori maggiormente inquinanti.
I
principali impatti sull'ambiente sono:

  • consumo ed inquinamento dell'acqua per la produzione del materiale tessile (fibra e tinteggiatura);
  • uso di terreni per la produzione delle fibre di cotone;
  • emissione di gas serra dovute al trasporto e smaltimento;
  • consumo di suolo per produzione delle fibre e smaltimento a fine ciclo di vita dei rifiuti;
  • rilascio di grandi quantità di microfibre sintetiche che si distribuiscono nell'ambiente entrando nelle catene alimentari;
  • smaltimento del rifiuto finale;
  • smaltimento degli scarti di produzione (per le fibre naturali).


A livello internazionale, le vendite di abbigliamento, che rappresenta oltre la metà del tessile in totale, secondo le stime sono raddoppiate e, contemporaneamente, il tasso di utilizzo dei capi si è quasi dimezzato. Questo fenomeno, noto come fast fashion, si traduce nel continuo aumento dei rifiuti tessili prodotti.

L'Agenzia Europea per l'Ambiente nel 2020 ha proposto una semplice analisi che quantifica i dati degli impatti del settore. In particolare:

  • si stima che l'industria tessile e dell'abbigliamento abbia utilizzato globalmente 79 miliardi di metri cubi di acqua nel 2015, mentre nel 2017 il fabbisogno dell'intera economia dell'UE ammontava a 266 miliardi di metri cubi;
  • il 20% dell'inquinamento globale dell'acqua potabile a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, come la tintura e la finitura, e che il lavaggio di capi sintetici rilasci ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari;
  • il lavaggio di indumenti sintetici rappresenta il 35% del rilascio di microplastiche primarie nell'ambiente. Un unico carico di bucato di abbigliamento in poliestere può comportare il rilascio di 700.000 fibre di microplastica che possono finire nella catena alimentare;
  • il 10% delle emissioni globali di carbonio, più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme;
  • gli acquisti di prodotti tessili nell'UE nel 2017 hanno generato circa 654 kg di emissioni di CO2 per persona;
  • i cittadini europei consumano ogni anno quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11 kg;
  • gli indumenti usati possono essere esportati al di fuori dell'UE, ma per lo più vengono inceneriti o portati in discarica (87%);
  • a livello mondiale, meno dell'1% degli indumenti viene riciclato come vestiario.

 


 

Lo stato di fatto della raccolta del tessile in Italia

I numeri del settore tessile, della raccolta differenziata e della filiera sono descritti dal Rapporto rifiuti Urbani 2021 (dati 2020) di ISPRA e dall'Italia del riciclo 2021 (dati 2019) curata da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unicircular.

A livello urbano i rifiuti tessili raccolti separatamente costituiscono lo 0,8% della raccolta differenziata ovvero 143.260 t 2,42 kg/abitante*anno (in leggero calo rispetto al 2019 quando erano state raccolte 157,7 mila tonnellate) (la plastica è pari all’8,6% e il vetro al 12,2%).

Nel complesso, il 51% della raccolta riguarda il Nord, il 27% il Sud e il 20% il Centro.

Le Regioni che hanno raggiunto i risultati migliori sono: Lombardia (con una raccolta di 28,13 kt) e  Campania (15,34 kt), seguite da Veneto (14,74 kt), Lazio (14,37 kt) ed Emilia Romagna (14,07 kt)

I rifiuti raccolti sono principalmente destinati a:

  • riutilizzo (stimato in circa il 68%) per indumenti, scarpe e accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo;
  • riciclo (stimato in circa il 29%) per ottenere pezzame industriale o materie prime seconde per l’industria tessile, imbottiture, materiali fonoassorbenti;
  • smaltimento (stimato in circa il 3%). I rifiuti tessili da ingombranti (in primo luogo materassi, moquette, tappeti) non sono oggetto di raccolte particolarmente organizzate e diffuse e, anche quando sono raccolti separatamente, sono spesso avviati principalmente a smaltimento.

 

Le fasi di trattamento

Le principali fasi di trattamento dei rifiuti tessili sono:

  • raccolta che viene effettuata principalmente mediante contenitori stradali;
  • eventuale deposito/stoccaggio temporaneo;
  • prima selezione ovvero apertura dei sacchetti depositati dagli utenti e prima cernita per tipologia di capo, lo scarto in questa fase è minimo;
  • seconda selezione, per la maggior parte effettuata manualmente da personale specializzato, che separa per qualità gli indumenti ed è destinata a estrarre la frazione di maggior valore e a creare lotti omogenei di prodotti riutilizzabili;
  • igienizzazione del prodotto avviato a riutilizzo.


La parte dei rifiuti tessili urbani scartata dalla selezione perché non adatta al riuso viene a sua volta selezionata per tipo di materiale ed avviata a:

  • produzione di pezzame a uso industriale utilizzato per la pulizia e la manutenzione (stracci e strofinacci assorbenti e di lavaggio) in ambito metalmeccanico, tipografico e per la protezione di pavimenti;
  • rifilatura, cardatura e sfilacciamento delle fibre, finalizzate al reimpiego per produrre nuovo tessuto o come riempimenti e come isolanti acustici e termici e auto-motive.

 

La filiera dei rifiuti tessili

L'analisi della filiera dei rifiuti tessili è descritta in modo dettagliato nella pubblicazione L'Italia del riciclo 2021 curata da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unicircular e presentata lo scorso dicembre. Secondo i dati contenuti nel testo nel 2019:

  • il confezionamento di prodotti tessili e articoli di abbigliamento rappresentano, rispetto all’intera branca industriale, il 13% delle imprese e il 9% degli addetti;
  • il settore tessile ha prodotto circa 480.000 t di rifiuti per il 96% non pericolosi, circa la metà dei rifiuti tessili nazionali proviene dall’industria, il 30% dal post-consumo;
  • i rifiuti tessili, rispetto al 2010, sono aumentati di quasi il 40%, con una punta superiore al +200% nella raccolta urbana: questo aumento deriva, in parte, dall'effetto conseguente al fenomeno “fast fashion”, in parte, al miglioramento della capacità di intercettare, in modo differenziato, questa tipologia di rifiuti;
  • tra il 65 e il 68% dei rifiuti tessili raccolti è destinato al riutilizzo o meglio alla preparazione per il riutilizzo visto che la destinazione principale è l'esportazione. Il rifiuto è lavorato con l'obiettivo di ottenere il massimo riuso, la restante parte è avviata a riciclo sotto forma di pezzame industriale e sfilacciature;
  • il 46% dei rifiuti del settore tessile è stato avviato direttamente a recupero di materia, mentre l’11% è stato mandato a smaltimento e i rifiuti avviati direttamente a recupero di materia, (tra 215.000 e 220.000 t);
  • i rifiuti smaltiti discarica o con altre modalità di smaltimento, pur essendo simili a livello di incidenza sul totale tra il 2010 e il 2019 (intorno al 10%), sono aumentati di quasi il 50% in quantità (passando da circa 35.000 t a oltre 50.000 t);
  • la produzione di materie prime seconde di matrice tessile, tramite le attività di recupero dei rifiuti svolte da 160 impianti in Italia, ammonta a circa 80.000 t, in aumento del 36% a confronto con il 2016.    

 

Produzione di rifiuti per classe di pericolosità e attività (t e %) - 2019 e 2019/2010  Fonte: Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Fise, 2021, L'Italia del Riciclo

 

Chi gestisce la raccolta dei rifiuti tessili?

I comuni italiani che effettuano la raccolta differenziata dei rifiuti tessili si affidano per lo più a cooperative sociali che organizzano la gestione della filiera di raccolta e le prime operazioni di selezione.
Nel 2008 è nato il Consorzio CONAU (Consorzio Nazionale Abiti Usati) per rappresentare le aziende della raccolta di abiti e accessori usati. A partire da maggio 2021 il consorzio si è evoluto facendo nascere l'Associazione UNIRAU. Tale trasformazione nasce alla luce della riorganizzazione del settore prevista dalla normativa italiana, infatti, l’associazione cerca di estendere la propria base associativa coinvolgendo operatori della raccolta, del trading, dell’intermediazione e della selezione.
Un altro importante protagonista della filiera è l’Associazione Tessile Riciclato Italiana (ASTRI), nata nel 2017 a Prato, i cui associati sono le aziende dedite alla raccolta, alla cernita, al recupero e alla produzione di fibra riciclata. ASTRI attualmente sta cercando di creare un sistema di gestione nella filiera tessile che si appoggi sugli impianti di selezione dei propri associati.

 

Ecomondo per il settore tessile: La nascita dell'Osservatorio Tessile

Ecomondo tramite il textile district favorisce l'incontro tra i vari stakeholders del settore. Secondo i curatori nuovi input, rilanceranno l'innovazione nel settore e daranno nuovo impulso alla competitività industriale, promuovendo nuovi modelli di business incentrati sull'economia circolare.

Nell'ottobre 2021, durante la passata edizione di Ecomondo, è nato l'Osservatorio Tessile a cura della Commissione Tecnica Tessile di Uni, ente italiano di normazione, che ha l'obiettivo di costruire un percorso di riflessione comune e di costante valutazione delle pratiche industriali, degli interventi normativi in materia e della comunicazione nei confronti dei consumatori. L'osservatorio nasce mettendo insieme diversi protagonisti mondo del tessile: dalla ricerca alle imprese, dai consorzi agli enti normativi. L’esigenza è stata quella di capire come il mondo del tessile può avere un impatto ambientale ridotto grazie all’economia circolare e capire se il settore ha la capacità o meno di affrontare l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili previsto a partire dal gennaio 2022.

Il caso del settore della produzione della lana

Tra gli interventi l'analisi della filiera della lana curato da Marco Antonini, ricercatore del Laboratorio Bioprodotti e Bioprocessi di Enea. Una filiera di produzione che è parte di un sistema integrato ecologico che va dal pascolo al suolo all’animale alla parte antropica. 

Durante il convegno di Ecomondo per la nascita dell'Osservatorio sono stati anche presentati casi virtuosi che sottolineano tuttavia l'importanza di porre attenzione su alcuni elementi che se non ben gestiti possono determinare criticità. È importante non introdurre nei processi di lavorazione sostanze critiche, migliorare i processi di depurazione delle acque reflue per restituire acqua pulita e recuperare sostanze di processo come il cromo e riutilizzarle. Un ruolo fondamentale nella filiera è determinato dalle aziende che recuperano le fibre dei rifiuti tessili nelle quali la tecnologia occupa un ruolo fondamentale. I rappresentati di UNI sottolineano come anche le norme tecniche, spesso sconosciute, la cui applicazione può significare 1,5 punti pil, possano supportare il miglioramento del processo produttivo. É importante che queste vengano viste non come un balzello ma come un'opportunità anche perché spesso nascono con la collaborazione delle stesse aziende.

Rifiuti tessili: lo stato in Europa

Quanti e quali rifiuti tessili produciamo in Europa?

Dal 1996 la quantità di indumenti acquistati nell'UE per persona è aumentata del 40% a seguito di un repentino calo dei prezzi. Questo ha comportato la riduzione del ciclo di vita dei prodotti tessili: i cittadini europei consumano ogni anno quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11 kg. Gli indumenti usati possono essere esportati al di fuori dell'UE, ma per lo più vengono inceneriti o portati in discarica (87%).


Produzione dei rifiuti tessili in Europa - Fonte: Agenzia Europea per l'Ambiente: Textiles in Europe's circular economy

 

Obiettivo 2025: raccolta differenziata tessile a livello Europeo

In Base alla Direttiva (UE) 2018/851 del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti i paesi dell'UE sono obbligati a provvedere alla raccolta differenziata dei tessili entro il 2025. La nuova strategia della Commissione comprende anche misure volte a contrastare la presenza di sostanze chimiche pericolose nei tessuti, invitando i produttori ad assumersi la responsabilità sui loro prodotti lungo la catena del valore, compresa la fase in cui diventano rifiuti e ad aiutare i consumatori a scegliere prodotti tessili sostenibili.

L'UE ha predisposto un marchio Ecolabel UE (EU Ecolabel Clothing and textiles/Textile products) che premia i produttori che rispettano i criteri ecologici, garantendo un uso limitato di sostanze nocive e un minore inquinamento idrico e atmosferico.

L'UE ha introdotto anche alcune misure per attenuare l'impatto dei rifiuti tessili sull'ambiente. Orizzonte 2020 finanzia RESYNTEX, un progetto basato sul riciclo chimico, che potrebbe fornire un modello di economia circolare per l'industria tessile.

A livello europeo un altro importante attore è EURATEX la Confederazione Europea dell'Abbigliamento e del Tessuto, che rappresenta gli interessi dell'industria tessile e dell'abbigliamento europea a livello delle istituzioni dell'UE.  Nata nel 1996, l'associazione si sta impegnando molto per promuovere la crescita sostenibile dell'industria tessile e dell'abbigliamento europea. EURATEX fornisce anche alle istituzioni dell'UE dati accurati e strumenti utili per realizzare le politiche che promuovono la crescita economica dell'Europa e incoraggiano la creazione di posti di lavoro.

Tra le iniziative promosse:  Recycling Hubs (ReHubs), per riciclare i rifiuti tessili e aumentare a livello industriale la raccolta, lo smistamento, il trattamento e il riciclaggio dei materiali pre-consumo e post-consumo in tutta Europa.

L'analisi dell'Agenzia Europea per l'Ambiente: il rapporto Progress towards preventing waste in Europe the case of textile waste prevention

L'Agenzia Eupropea per l'Ambiente (AEA) ha predisposto una dettagliata analisi del settore tessile nel rapporto Progress towards preventing waste in Europe the case of textile waste prevention fornendo indicazioni sia sulle criticità del settore che sulle possibili azioni da fare per ridurre gli impatti e creare un'economia circolare dei prodotti tessili.

Secondo l'AEA il settore tessile trarrebbe grande beneficio dal miglioramento delle misure di prevenzione dei rifiuti, dal momento che si tratta di un flusso di rifiuti in rapida crescita e con un forte impatto sull’ambiente.

La prevenzione dei rifiuti tessili ha un grande potenziale, soprattutto tramite la riduzione del consumo di prodotti tessili, la progettazione ecocompatibile e, in ultima analisi, il riutilizzo. Per favorire il conseguimento di questo obiettivo occorre porre l’accento sulla progettazione dei prodotti al fine di promuovere materiali resistenti e duraturi, sostenendo nel contempo la riparazione (ad esempio mediante agevolazioni fiscali) e il riutilizzo (ad esempio mediante regolamenti).

Produzione rifiuti e criticità

Secondo l'Unione Europea, l'uso totale di materie prime nella catena di approvvigionamento per il consumo di abbigliamento, calzature e tessili per la casa nell'UE rappresenta la quarta più alta categoria di pressione ambientale dopo il settore alimentare, dell’edilizia residenziale e dei trasporti.

Nel 2018, la produzione nazionale di abbigliamento dell'UE-27 e dei tessili per la casa (prodotti finiti) erano di circa 1 milione di tonnellate, il volume di abbigliamento e i tessili per la casa importati superavano i 5 milioni di tonnellate.

All'intero dell'Unione Europea gli stati membri non hanno obbligo di riferire dati specifici sulla categoria dei rifiuti tessili inoltre spesso la raccolta separata di questi rifiuti non è organizzata e confluiscono nei rifiuti indifferenziati. L'AEA ha stimato che i rifiuti tessili raccolti separatamente variano tra 0,3 e 15,3 kg pro capite.

Gran parte dei tessuti raccolti è destinata al riutilizzo (tra 50 % e 75 %), il restante viene riciclato ma destinato verso usi in qualità inferiore, in Europa non esiste il riciclaggio da fibra a fibra di alta qualità.

LEGGI ANCHE: Riutilizzo: facciamo il punto
 

Lo stato attuale in UE: le misure di prevenzione adottate dagli stati membri

Fra i programmi di prevenzione dei rifiuti adottati dagli stati membri, numerosi contengono misure specifiche per i rifiuti tessili. Le misure coprono un'ampia gamma di azioni, da volontarie e semplicemente suggerite a incentivi di mercato e mercato regolamentato. Sono riferite principalmente al riutilizzo e alla riparazione dei tessili, ovvero al miglioramento dei sistemi di raccolta e al mercato degli indumenti usati con lo scopo di migliorare e aumentare il loro riutilizzo.

Il futuro: le misure di prevenzione nel ciclo di vita dei tessili dell'AEA

Secondo l'AEA è necessario che i programmi di prevenzione che verranno adottati in futuro contengano maggiori misure ed indicatori per il settore tessile. Durante il ciclo di vita dei beni tessili potranno essere adottate le seguenti misure di prevenzione:

  • design del prodotto: processi di produzione, scelta del mix di fibre, dei materiali, possono allungare la vita del bene e facilitarne la riparazione. Un’attenta progettazione può anche prevenire i rifiuti tessili in fase di produzione limitando gli scarti di materiale;
  • produzione e distribuzione: un’attenta filiera di produzione può limitare l'uso di sostanze chimiche e rendere maggiormente riciclabile il tessuto, la programmazione delle quantità di produzione, attraverso le analisi di mercato, può limitare la sovrapproduzione dei beni e quindi le quantità di invenduto;
  • uso e manutenzione: Incoraggiando i consumatori a utilizzare i beni più a lungo riusandoli e usandoli in modo condiviso, i volumi di tessuti acquistati (e sprecato) potrebbero essere ridotti. In questo settore anche l'abbigliamento da lavoro potrebbe giocare un ruolo chiave nella prevenzione favorendone il noleggio anziché l'acquisto  migliorandone al contempo i sistemi di manutenzione;
  • riuso: Il riutilizzo dei tessuti di alta qualità rappresenta un'opportunità per l'industria tessile europea per ridurre i propri impatti ambientali, a condizione che vi sia anche una buona catena di selezione a monte. La raccolta differenziata dei rifiuti tessili sarà obbligatoria in tutti gli Stati membri dopo il 1 gennaio 2025, fondamentale per il mercato sarà l'armonizzazione tra gli stati delle procedure di raccolta e separazione dei rifiuti.
     

Ulteriori misure operative suggerite

Sulla base dell'analisi delle varie buone pratiche di prevenzione dei rifiuti vengono suggerite alcune strategie operative per la riduzione degli sprechi tessili:

  • incentivi normativi che rafforzano gli standard di durabilità e requisiti di progettazione circolare o il divieto di merce invenduta;
  • normative più severe per i prodotti chimici all'interno del tessile per aumentarne la longevità;
  • promozione della ricerca e dell'innovazione per sviluppare tessuti durevoli;
  • promozione di piattaforme di collaborazione e scambio tra i principali stakeholders lungo la filiera;
  • azioni di supporto al settore tecno-infrastrutturale per sviluppare sia per i modelli di business collaborativi che circuiti chiusi di materie prime;
  • campagne di sensibilizzazione dei produttori sulla durabilità, la riparazione e riutilizzo
  • istituzione di uno schema EPR, potenzialmente armonizzato a livello dell'UE, attribuendo ai produttori la responsabilità del loro prodotti dal loro concepimento alla loro fase di fine vita;
  • incentivi economici affinché i consumatori usufruiscano dei servizi di riparazione e appalti pubblici verdi;
  • programmi di certificazione longevità dei tessuti includendo l'aspetto della longevità in etichette e certificazioni esistenti;
  • informazioni per i consumatori sull'impatto ambientale dei loro tessuti attraverso cooperazione tra paesi per trovare un comune metodologia e un formato per la rendicontazione dei rifiuti tessili capacità di raccolta e riutilizzo.

Textile waste prevention measures along the value chain, involving economic, political and societal innovations Fonte: Agenzia Europea per l'Ambiente,  Progress towards preventing waste in Europe - the case of textile waste prevention.

 

Bibliografia

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Blog ecomondo, 2021, Un nuovo piano d'azione per l'economia circolare per un'Europa più competitiva: le richieste del Parlamento, https://www.ecomondo.com/ https://www.ecomondo.com/blog/17688773/piano-azione-economia-circolare-green-deal-europeo

Progetti virtuosi e non greenwashing. A Ecomondo nasce l’Osservatorio tessile EconomiaCircolare.com, 2021, economiacircolare.com,
https://economiacircolare.com/osservatorio-tessile-ecomondo/

Fondazione per lo sviluppo sostenibile FISE UNICIRCULAR, Unione Imprese Economia Circolare, 2021, L’Italia del Riciclo 2021, www.fondazionesvilupposostenibile.org, https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/ITALIA_DEL_RICICLO_2021_web.pdf

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