Distretti espositivi

La filiera del tessile trova un’importante collocazione nel layout di Ecomondo grazie all’Osservatorio Tessile che, giunto alla sua terza edizione, pone l’accento sullo stato di avanzamento della gestione dei rifiuti tessili da parte dei comuni italiani e non solo.

Un’area di scambio e innovazione che coinvolge gli stakeholder principali della filiera: dai produttori del rifiuto ai gestori, dai consorzi e associazioni agli istituti di ricerca e sviluppo, gli impianti di trattamento e valorizzazione dei tessuti fino al second hand.

L’IMPORTANZA DELL'INDUSTRIA TESSILE IN ITALIA E ALL’ESTERO


L’industria della moda, oltre a essere uno dei pilasti dell´economia europea, rappresenta uno dei settori a più alto impatto ambientale. È infatti una filiera costituita da 400 mila realtà che genera 55 miliardi di euro di fatturato, pari al 31% del giro d´affari complessivo in Europa.

Ma è anche una tra le filiere che producono più inquinamento sul Pianeta, è responsabile infatti del 10% delle emissioni globali di carbonio, consuma circa 93 miliardi di metricubi di acqua nella sola produzione e scarica nei mari circa 500.000 tonnellate di microfibre. Senza contare che la produzione di prodotti tessili è quasi raddoppiata tra il 2020 e il 2015 e si stima anche il consumo di capi e di abbigliamento dovrebbe crescere ancora del 63% entro il 2030*.

*Fonte Commissione Europea
 

 

Non solo consumo di acqua e impronta di carbonio emessa, l'industria tessile fa uso di prodotti chimici inquinanti che rappresentano un ostacolo al riciclo di materia prima, con il risultato che le fibre naturali diventano sempre più rare e con costi sempre maggiori, spingendo i grandi brand alla ricerca di fibre riciclabili e processi di produzione più puliti.

Tutte queste considerazioni, unite al fatto che la produzione di indumenti genera una massiva quantità di rifiuti tessili lungo le catene di fornitura ma anche a livello industriale e consumer, l’obiettivo a Ecomondo è fare il punto su circolarità, sulle fibre prodotte in modo sostenibile e sulle tecnologie per il riciclo e protocolli chimici più sicuri riprendendo gli obiettivi e che si è data l’Unione Europea.

Entro il 2030 i prodotti tessili immessi sul mercato dell’UE saranno durevoli e riciclabili, in larga misura realizzati con fibre riciclate, prive di sostanze pericolose e prodotte nel rispetto di diritti sociali e ambiente”.
È questa la promessa della EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, una strategia che fa parte del pacchetto di proposte della Sustainable Product Initiative (SPI) pubblicato dalla Commissione europea.

In questo scenario, parole chiave della riconversione green della moda sono riciclabilità dei capi (oggi solo l'1% degli scarti tessili sono riutilizzati, e l´85% della produzione finisce in discarica), ecodesign (e normative condivise per tracciarne i parametri), trasparenza e controllo della filiera. Anche l´educazione di tutti gli stakeholder diventa un catalizzatore importante di questo processo, per coinvolgere non solo la produzione e la distribuzione ma anche i consumatori che, con le proprie scelte d´acquisto, hanno un ruolo estremamente importante nell´orientare l'industria.

 

IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE


Il Textile District è un progetto in cui Ecomondo crede e investe assicurandogli una brand identity forte e riconoscibile. Durante i 4 giorni di manifestazione sarà infatti identificato da un progetto grafico con elementi onsite personalizzati e supportato da una comunicazione coordinata che sfrutta al massimo tutti gli asset messi a disposizione dal quartiere fieristico.

 

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Silvia Gabellini