Secondo l'ultimo Rapporto sull’Economia Circolare in Italia del circular economy network l'indice di performance sull’economia circolare posiziona l'Italia al primo posto, seguita da Francia, Germania, Spagna e Polonia. Un dettagliato confronto tra lo stato di attuazione dell'economia circolare in Italia e nel resto dei paesi europei è contenuto nel capitolo 3 del documento citato. Nel rapporto viene fornita anche una sintesi dell'analisi della circolarità globale contenuta nel l Circularity Gap Report.

Nulla si spreca tutto si trasforma: potremmo riassumere così l'economia circolare, un nuovo modello economico sempre più diffuso che nasce e si evolve osservando i meccanismi presenti in natura e dalla presa di coscienza che l'economia lineare, dove le risorse sono considerate illimitate, non è più sostenibile per il nostro pianeta.

L'economia circolare sta confermando i suoi benefici sia a livello ambientale che economico ma anche sociale come stimolo per la ricerca e l'innovazione non che con la creazione di nuovi mestieri e nuovi posti di lavoro. Un sistema economico che si sta diffondendo grazie alla tecnologia che permette una migliore gestione, controllo e monitoraggio del sistema di produzione ma anche grazie al supporto delle politiche Nazionali e comunitarie che spingono verso stili di vita sempre più green.

Nelle prossime righe racconteremo la circular economy attraverso la sua storia, il suo nuovo modo di fare economia ma anche facendo il punto su cosa stanno facendo l'unione europea e il nostro paese per favorire la diffusione di questo nuovo modello economico

Economia circolare: cosa è e qual è la sua storia

Economia circolare un nuovo modo di fare economia

L'economia circolare è un modello di produzione e consumo che ha l'obiettivo di ridurre al minimo gli sprechi di risorse (energia e materiali). Terminata la vita del bene i materiali con cui è composto vengono recuperati e riutilizzati contribuendo a ridurre i rifiuti generati al minimo. Questi materiali, infatti, diventeranno nuove materie prime e potranno essere riutilizzati diverse volte all’interno dei cicli produttivi generando ulteriore valore. Ma non solo, sin dalla sua progettazione il bene è pensato per produrre meno scarti di produzione o scarti riutilizzabili, essere facilmente smontato per formattarne le parti in materie prime seconde ed utilizzare il minimo possibile di energia anche nella produzione stessa. Economia circolare è condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo di materiali e prodotti il modo da allungarne la vita ed allungare la vita dei materiali da cui sono costituiti il più possibile.

L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Le origini dell'economia circolare: dall'osservazione dell'ambiente un nuovo modello economico

L'economia circolare ha origine nell'osservazione dei meccanismi presenti nei sistemi naturali, secondo questo modello i sistemi economici devono funzionare come organismi, in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico per essere ulteriormente riutilizzate anche da altri organismi.

Non esiste un momento reciso storico in cui nasce il modello di economia circolare, la sua nascita è legata ad una evoluzione di concetti che nascono a partire dagli anni 60 e si evolvono fino all'attuale definizione di economia circolare coniata da Ellen Mc Arthur ad inizio anni 2000.

I principali passi che hanno portato alla nascita dell'economia circolare:
 

  • 1966: Il concetto di economia circolare appare per la prima volta nell'articolo "The Economics of the Coming Spaceship Earth" dell'economista Kenneth E. Boulding. Kenneth definisce il nostro pianeta come una navicella spaziale dove la disponibilità delle risorse ha un limite per cui bisogna comportarsi come in un sistema chiuso che si rigenera dove l'unica fonte esterna ammessa è l'energia.
  • 1976 Walter Stahel in collaborazione con Genevieve Reday  in una ricerca per la Commissione Europea dal titolo The Potential for Substituting Manpower for Energy, descrissero la loro visione dell'economia del futuro: un nuovo modello economico in grado di creare posti di lavoro, risparmio di risorse e ridurre i rifiuti.

  • 1981 Orio Giarini un economista triestino pubblica uno studio “Dialogo sulla ricchezza e il benessere”, in cui critica fortemente il modello di economia lineare, ribadendo come sia necessario creare un nuovo modello economico che sia sintesi tra economia ed ecologia e che le aziende debbano orientare la loro produzione in base alle ricchezze naturali disponibili

  • 2010 Ellen Mc Arthur dopo il giro del mondo in barca in solitaria fonda la Ellen MacArthur Foundation, Secondo la Fondazione la circular economy è “basata sul principio di evitare rifiuti e inquinamento, mantenere in uso prodotti e materiali, e rigenerare i sistemi naturali”.

Economia lineare ed economia circolare: principi e differenze

Le tre fasi dell'Economia Lineare

Estrai le materie prime, produci i beni, vendi, usa, smaltisci a fine vita: l'economia lineare può essere sintetizzata con queste parole. È un modello economico e produttivo che non tiene conto dei suoi impatti sull'ambiente e si sviluppa in tre fasi:

  1. Estrazione delle materie prime vergini senza preoccuparsi delle loro disponibilità nel tempo;

  2. Trasformazione delle materie prime in beni che vengono venduti utilizzati fino a quando non servono;

  3. Smaltimento: il bene a fine ciclo di vita viene considerato inutile e gettato in discarica senza recupero delle materie prime ancora utilizzabili che contiene al suo interno.

Il valore di un bene nell'economia lineare viene creato producendo e vendendo quanti più prodotti possibile, l'obsolescenza programmata del bene è un sistema legale per aumentare le vendite del bene stesso o di beni simili; un modello basato solo su interessi economici. 

I cinque principi base dell’economia circolare

Alla base del fare economia circolare c'è l'obiettivo di consumare meno risorse materiali ed energetiche possibili riutilizzando, riciclando, condividendo in modo da allunga l'uso del bene il più possibile. L'economia circolare entra nella vita del prodotto, quindi, sin dalla sua progettazione per seguirlo fino al fine vita quando cessa il principale uso e sia avvia il processo per far diventare le sue componenti nuova materia prima.

Cinque principi descrivono l'economia circolare:

  1. Sostenibilità delle risorse: fonti e materiali rinnovabili, da riuso/riciclo o biodegradabili dovranno essere utilizzate in via prioritaria in più cicli di vita;

  2. Bene come servizio: l'uso dei beni come servizi prevede che l'azienda produttrice ne rimanga proprietaria occupandosi della manutenzione ma affittandolo. In questo modo una volta cessata la necessità del bene per l'utente potrà continuare ad essere usato e di fatto se ne favorirà l'allungamento del ciclo di vita;

  3. Piattaforme di condivisione: l’uso di piattaforme per mettere in contatto proprietari ed utenti dei beni  permettono di ottimizzare i costi di beni e servizi e le risorse impiegate per produrli, favorendone un uso efficiente;

  4. Estensione del ciclo di vita: il bene dovrà essere progettato e prodotto con l’obiettivo di allungarne il ciclo di vita, quindi dovrà essere facilmente riparabile, aggiornabile e rigenerabile, in modo da evitare e limitare l'uso di materiali o energia;

  5. Recupero e riciclo: i cicli produttivi dovranno essere pensati in modo da evita gli scarti o evitare scarti non riciclabili o riutilizzabili.

Fonte:
Unione Europea

 

Economia lineare ed economia circolare: le differenze

Nell’economia lineare il prodotto è la fonte della creazione del valore: i margini di profitto si ricavano dalla differenza fra prezzo di vendita sul mercato e il costo di produzione. Per aumentare i profitti si punta sia a vendere più prodotti possibili, che a minimizzare i costi di produzione. I prodotti hanno un tempo limitato di utilizzo grazie alla tecnologia che cerca di rendere i beni obsoleti in modo veloce, al costo elevato di riparazione, al costo limitato del bene nuovo: in questo modo i consumatori sono invogliati ad acquistare continuamente i beni.

L'economia lineare non tiene conto degli impatti ambientali del bene nel su ciclo di vita.

Le risorse naturali sono utilizzate senza preoccuparsi della loro disponibilità nel lungo periodo. I rifiuti prodotti nel processo di produzione ed il bene a fine ciclo di vita sono considerati inutili e privi di valore.

Nell’economia circolare i prodotti sono parte di un modello di business integrato, il bene è considerato anche un servizio. La competizione tra i produttori si basa anche sulla creazione di un valore aggiunto grazie alla fornitura di un servizio e non solo sul valore della vendita del bene. Si cerca di allungare il più possibile il ciclo di vita invogliando il consumatore ad aggiornarlo o ripararlo. L'obsolescenza programmata del bene è considerata dannosa e si cerca di limitare la pratica attraverso apposite norme. Viene introdotto il concetto di responsabilità estesa del produttore.

Si introduce l'attenzione all'ambiente nel ciclo di produzione del bene sin dalla sua progettazione, in questo modo si ottimizza il consumo di risorse che vengono concepite come limitate nel tempo. A fine ciclo di vita il bene ha un valore che è dato dalla possibilità di riciclarlo, riusarlo, smontarlo in modo da estrarre materie prime che vengono utilizzate in nuovi cicli di produzione.

Economia circolare: benefici ambientali e non solo

Risparmiare risorse, riutilizzare, riciclare, gestire meglio i cicli porta a dei benefici non solo ambientali ma anche economici e sociali per cui l'economia circolare è un sistema economico che si integra ed interagisce positivamente in diversi aspetti della vita quotidiana.

I benefici generati dall'economia circolare possono essere così sintetizzati:

  • Riduzione della pressione (impatto) sull’ambiente;

  • Risparmio economico e riduzione delle emissioni totali annue di gas serra delle aziende;

  • Possibilità di recuperare materie prime seconde a filiera corta rendendo alcuni settori quasi autosufficienti;

  • Sicurezza circa la disponibilità di materie prime nel lungo periodo;

  • Aumento della competitività per cercare prodotti migliori ed anche servizi aggiuntivi

  • Favorisce l'innovazione e la crescita economica

  • Incremento dell’occupazione

  • Prodotti più durevoli e innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita dei consumatori.

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Transizione verso un’economia circolare perché è necessaria

La transizione da un modello di economia lineare ad uno di economia circolare sta diventando sempre più necessaria, le ragioni principali sono le seguenti:

  • La domanda di materie prime è sempre maggiore ma queste sono disponibili in quantità limitata. L'economia circolare risolve questo problema trovando fonti alternative di materie prime.

  • Necessità dei paesi di essere indipendenti sul fronte di approvvigionamento delle materie prime, alcuni stati sono completamente dipendenti per l'approvvigionatore di materie prime dall'estero, l'economia circolare permette di creare nuove miniere su scala nazionale.

  • Necessità di limitare l'impatto ambientale dei processi produttivi: i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime producono un grande impatto sull’ambiente. Un uso più razionale delle materie prime può contribuire a diminuire tali impatti ed in particolare le emissioni di CO2. Il riciclo delle materie prime consuma meno energia e immette nell'ambiente meno anidride carbonica rispetto alla lavorazione delle materie prime vergini.

Fonte: 
Parlamento Europeo, Economia circolare: definizione, importanza e vantaggi, 2021

I modelli di business nell’era dell’economia circolare

I cinque principi dell'economia circolare si traducono in modelli di business che permettono alle aziende di riorganizzare la produzione ed il modello di marketing creando un nuovo valore per il loro prodotti.

  • Prodotto come servizio (riuso, rinnovo e rigenerazione dei beni): l'azienda produttrice diventa anche fornitrice di servizi connessi all'uso del bene. Riesce inoltre a recuperare e riparare i prodotti alla fine del loro primo ciclo di vita può rintrodurli quindi più volte sul mercato. 

  • Condivisione dei beni: la condivisione, in genere, è gestita dall'azienda che segue anche la manutenzione del bene stesso. L’utilizzo condiviso di un bene fa si che possa essere utilizzato al meglio. Per soddisfare lo stesso numero di utenti sarà necessario un numero minore di beni.

  • Trasformazione dei prodotti in nuovi beni: quando il bene è troppo usato o non può essere riparato l'azienda stessa si occupa del suo ritiro recuperando le componenti ed i materiali riutilizzandole in altri beni o riciclandole facilmente. Questo può avvenire grazie alla progettazione del bene che sin dalla sua nascita lo rende facilmente ed economicamente smontabile e le sue componenti facilmente recuperabili senza perdere

  • Riciclo dei materiali: nel sistema dell'economia circolare nascono nuove imprese sempre più specializzate nel riciclo dei materiali. L'innovazione e la ricerca fanno si che nascano tecnologie che permettono di produrre materiali di alta qualità partendo da scarti e rifiuti derivanti da moltissimi settori.

Fonti:
Maurizio Dallocchio, Leonella Gori, Emanuele Teti, rivista.microcredito.gov.it I modelli di business dell'economia circolare
- 5 Business Model per l’Economia Circolare, 2019, CsquaRE
Cos'è l'Economia Circolare, sfridoo

Economia circolare e tecnologie digitali

Le tecnologie digitali occupano un ruolo importante nel contesto dell'economia circolare. Intervengono in tutte le fasi di vita e di gestione del bene permettendo alle aziende di organizzare al meglio le informazioni necessarie alle scelte di progettazione, produzione e gestione del bene. Al tempo stesso è l'economia digitale che ne stimola la ricerca e lo sviluppo per superare nuove necessità che i presentano in questo nuovo contesto economico

Le tecnologie digitali nell'economia circolare:

  • Facilitano l'organizzazione e la gestione delle informazioni necessarie per ottimizzare le catene di approvvigionamento delle materie di input del processo produttivo;

  • Facilitano le scelte di progettazione attraverso la creazione di modelli progettuali;

  • facilitano il monitoraggio del prodotto nel suo ciclo di vita permettendo di migliorane la gestione e le scelte progettuali per modelli successivi o aggiornamenti dello stesso;

  • Sono fondamentali nella gestione dei modelli di business di condivisione del bene, di bene come servizio e di affiancamento di servizi aggiuntivi al bene;

  • Aiutano il consumatore ad avere maggiori informazioni sul prodotto consentendo miglioro scelte di acquisto e di gestione del prodotto stesso;

  • facilitano l'accesso e la condivisione delle informazioni in merito al bene, ciò risulta molto importante soprattutto nelle fasi di riparazione, riutilizzo, riciclaggio dove tutti gli operatori della catena devono accedere ad informazioni complete sul bene.

Fonti:
Industria e sostenibilità, quanto il 4.0 impatta sull’economia circolare, agendadigitale.eu 2021
- Tiziano Mendutto, L'economia circolare, la digitalizzazione e la sicurezza sul lavoro, puntosicuro.it, 2021
- Perché è necessario digitalizzare l'Economia Circolare? Sfide e opportunità in questo nuovo settore, sfridoo.com, 2021

Esempi di Economia Circolare

L'economia circolare passa principalmente attraverso la gestione dei rifiuti, diverse sono le esperienze di circolar economy ormai consolidate nel nostro paese e vanno dalla nuo riutilizzo dei materiali per produrre nuovi beni come la produzione di mobili con legno recuperato come il Gruppo Saviola di Milano, al riutilizzo dei beni come le cassette per la frutta (tra cui il Sistema Oikos, vincitore nella Climathon 2016 di Torino  del premio Premio Business Redesign composta da cinque elementi sostituibili riparabile e riutilizzabile all'infinito) allo sviluppo e l'implementazione di nuove tecnologie per riciclare in modo migliore i materiali come il riciclo chimico della plastica, alla ricerca di nuove tecnologie e materiali facilmente riciclabili come nel caso del settore tessile dove sono attivi diversi progetti come REACT dell'UE cerca di affrontare la gestione dei rifiuti tessili acrilici provenienti da tende da sole e arredi per esterni; azioni per allungare la vita dei beni come l'inserimento di accelerometri nelle pompe, per monitorarne in tempo reale le condizioni tramite analisi delle vibrazioni e poter agire in modo migliore con la manutenzione

Nel dicembre scorso fondazione Symbola ha pubblicato il testo 100 Italian Circular Economy Stories 2021 che raccoglie 100 casi di economia circolare che i consulenti della fondazione hanno ritenuto particolarmente significativi sia per la solidità delle soluzioni adottate e che per l'originalità delle stesse.

Fonti:
Fondazione Symbola, 100 Italian Circular Economy Stories, symbola.net, 202
Economia circolare 5 esempi, niering.it
-Rifiuti tessili ed economia circolare: quali prospettive per il futuro?, ecomondo.com, 2021
Incrementare il riutilizzo della plastica con il riciclo chimico, ecomondo.com, 2021

Europa e l’Italia per l’economia circolare

Il nuovo Action Plan varato dall’Europarlamento sull’Economia Circolare

Nel dicembre 2015 la Commissione Europea adottò il primo Piano d'azione per l'economia circolare che prevedeva 54 azioni che sono state in gran parte realizzate.

Nel dicembre 2019 la Commissione Europea adottò il Green Deal europeo con l'obiettivo di aggiungere la neutralità climatica entro il 2050.   

Nel marzo 2020 la Commissione Europea ha adottato il Nuovo piano d'azione per l'economia circolare per un'Europa più pulita e più competitiva che, in linea con il Green Deal europeo mira a rendere l'economia europea più verde. Il piano d'azione si concentra in particolare sulla progettazione e sul sistema di produzione dei beni che dovranno essere funzionali all'economia circolare. L'obiettivo è di garantire che le risorse utilizzate siano mantenute il più a lungo possibile nell'economia dell'Unione Europea.

Il piano include norme più severe sul riciclo e obiettivi vincolanti per il 2030 sull’uso e l’impronta ecologica dei materiali.

In particolare il piano prevede che:
  • i prodotti sostenibili diventino la norma nell'Unione: attraverso apposite norme che verranno varate i prodotti immessi sul mercato dell'UE siano progettati per durare più a lungo, siano più facili da riutilizzare, riparare e riciclare, e contengano il più possibile materiali riciclati. Saranno previste inoltre misure per limitare l'uso di beni monouso. L'obsolescenza programmata e la distruzione di beni invenduti è vietata;

  • responsabilizzare i consumatori: ovvero garantire loro informazioni in modo da favorire scelte sostenibili sulla gestione del bene;

  • incentrare l'attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità ed in particolare elettronica, batterie e veicoli, imballaggi, plastica, tessili, costruzione e edilizia, alimenti che saranno oggetto di norme apposite;

  • ridurre i rifiuti: evitare la produzione di rifiuti trattando i beni a fine ciclo di vita per trasformarli in risorse secondarie di elevata qualità con un mercato dei materie prime seconde efficiente. La Commissione valuterà la possibilità di introdurre nell'Unione un modello armonizzato per la raccolta differenziata dei rifiuti e l'etichettatura in modo tale da favorire il recupero e riciclo su scala industriale, minimizzandone i costi.

 

L'attuazione del Piano d'azione per l'economia circolare

A partire dal dicembre 2020 la Commissione europea sta lavorando attraverso l'emanazione di nuove norme e regolamenti di dettaglio sulla trasformazione dei principi dell'Action Plan in azioni concrete. In particolare la Commissione Europea ne

  • dicembre 2020: ha adottato la proposta per un nuovo regolamento sulle batterie sostenibili;

  • febbraio 2021: ha lanciato l'Alleanza globale sull'economia circolare e l'efficienza delle risorse (GACERE) un'alleanza che ha lo scopo di identificare le lacune nella conoscenza e nella governance nel promuovere l'economia circolare e portare avanti iniziative di partenariato, comprese le principali economie;

  • Ottobre 2021: ha adottato la proposta di aggiornamento delle norme sugli inquinanti organici persistenti nei rifiuti;

  • novembre 2021: ha adottato una proposta per le novità normative sulle spedizioni di rifiuti;

  • anno 2022: sono in iter di adozione diverse iniziative di attuazione dell'Action Plan tra cui una proposta per rendere l'industria più verde, la strategia per i rifiuti tessili, iniziativa sui prodotti sostenibili che include la revisione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, l'aggiornamento della normativa UE sulle emissioni industriali.

Fonti:
Commissione Europea, Piano d'azione per l'economia circolare
Cosa prevede il Circular Economy Action Plan appena adottato dall'Europa?, sfridoo.com, 2020
-Paramento Europeo, Nuove regole dell'UE per batterie più sostenibili ed etiche, europarl.europa.eu, 2022

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Economia circolare In Italia

Nel 2017 venne pubblicato il documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia. Documento di inquadramento e di posizionamento strategico”, l’obiettivo era quello di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare, nonché di definire il posizionamento strategico del nostro paese sul tema, anche alla luce degli impegni adottati nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, in sede G7 e nell’Unione Europea.

Dal 2017 il contesto di riferimento è cambiato, si è reso necessario aggiornare le linee strategiche renderle coerenti alle nuove sfide globali.

Con la nuova “Strategia nazionale per l’economia circolare” sono stati definiti nuovi strumenti per migliorare il mercato delle materie prime seconde, la responsabilità estesa del produttore e del consumatore, la diffusione di pratiche di condivisione e di “prodotto come servizio”, per supportare il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, per definire la pianificazione temporale di azioni e di target misurabili di qui al 2040.

La nuova strategia nazionale:

  • definisce il nuovo sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti che consentirà, da un lato, lo sviluppo di un mercato delle materie prime seconde, dall’altro il controllo e la prevenzione di fenomeni di gestione illecita dei rifiuti;

  • vengono previsti sistemi di incentivazione fiscale per supportare l’utilizzo di materiali derivanti dalle filiere del riciclo;

  • prevede l'introduzione di un sistema di tassazione per rendere il riciclo più conveniente dello smaltimento in discarica;

  • la promozione delle azioni di riuso e riparazione;

  • la riforma dei sistemi di EPR (Extended Producer Responsibility) e dei Consorzi per supportare il raggiungimento degli obiettivi comunitari;  

  • il rafforzamento degli strumenti normativi esistenti (legislazione End of Waste, Criteri Ambientali Minimi e l’applicazione di detti strumenti a settori strategici: costruzioni, tessile, plastiche, RAEE;  

  • il supporto allo sviluppo di progetti di simbiosi industriale.

 

Cosa cambia per la gestione dei rifiuti in Italia?

Il concetto di economia circolare nella legislazione italiana è stato introdotto nel 2020 con il recepimento delle direttive europee contenute nel pacchetto di misure approvate nel giugno 2018 (Direttive 849/2018, 850/2018, 851/2018 e 852/2018) ed in particolare attraverso:

  • il decreto 116/2020 - pacchetto economia circolare

  • il decreto 118/2020 - raee  

  • il decreto 119/2020 - veicoli fuori uso

  • il decreto 121/2020 - discariche

 

Con il pacchetto economia circolare si definiscono gli obiettivi di riciclo o rifiuti urbani: almeno il 55% entro il 2025, almeno il 60% entro il 2030, almeno il 65% entro il 2035 e una limitazione al loro smaltimento in discarica non superiore al 10% entro il 2035.

La nuova normativa prevede la riforma del sistema di responsabilità estesa del produttore, l’istituzione di un apposito registro nazionale dei produttori, con la modifica del formulario di identificazione dei rifiuti per facilitarne il trasporto. Sono previste semplificazioni anche per il riutilizzo delle parti dei veicoli fuori uso utilizzabili come ricambi, attività di manutenzione e piccoli interventi edili.

 
Fonti: 
- Circular Economy Network (curatore), Terzo rapporto sull'economia circolare in Italia 2021
- Ministero della Transizione Ecologica, Strategia nazionale per l’economia circolare -Linee Programmatiche per l’aggiornamento, mite.gov.it, 2021
 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNNR) e l'economia circolare

Lo scorso novembre è stato varato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR) il tema dell'economia circolare è affrontato nella missione 3 Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica. All'interno del piano sono previsti finanziamenti e nuove norme per i grandi temi agricoltura, mobilità efficienza energetica degli edifici, inquinamento, economia circolare, transizione energetica con lo scopo di favorirne una progressiva evoluzione verde verso sistemi di gestione che consumino meno risorse possibili e producano pochi rifiuti.

Fondi e riforme normative serviranno per colmare le lacune strutturali che ostacolano il raggiungimento di un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari, biodiversità e circolarità delle risorse, in linea con gli obiettivi del Piano d’azione per l’Economia Circolare varato dall’UE.

La
Missione 3 si divide in quattro componenti e destina al raggiungimento dei suoi obiettivi 59,33 miliardi di euro così distribuiti:

 
  • Componente 1 - Economia circolare e agricoltura sostenibile: 5,27 miliardi

  • Componente 2 - Energia rinnovabile, idrogeno rete e transizione energetica e mobilità sostenibile: 23, 78 miliardi;

  • Componente 3 - Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici: 15,22 miliardi;

  • Componente 4 - Tutela del territorio e della risorsa idrica: 15, 06 miliardi.

 

Componente 1 - Economia circolare e agricoltura sostenibile.
Obiettivi:

  • migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture ed i sistemi per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud e realizzando progetti strategici altamente innovativi per filiere strategiche quali rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), industria della carta e del cartone, tessile, riciclo meccanico e chimica delle plastiche;

  • Sviluppare una filiera agricola/ alimentare che riduca il proprio impatto ambientale anche attraverso la catena di distribuzione dei prodotti;

  • Sviluppare progetti integrati (circolarità, mobilità, rinnovabili) su isole e comunità.

In particolare per quanto riguarda a gestione dei rifiuti la misura prevede due riforme:

  • Strategia nazionale per l'economia circolare che sarà adottata entro giugno 2022, integrerà nelle aree di intervento l’ecodesign, eco prodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche, e si focalizzerà su strumenti, indicatori e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati;

  • Il Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti che aiuterà da evitare ulteriori procedure di infrazione e consentirà di colmare le lacune impiantistiche e gestionali.

 

Componente 2 - Energia rinnovabile, idrogeno rete e transizione energetica e mobilità sostenibile.
 Obiettivo: favorire la de carbonizzazione, anche del settore della mobilità, riducendo progressivamente l'uso di energie fossili investendo sull'innovazione.

Sviluppo delle comunità energetiche, promozione degli impianti innovativi, dell'idrogeno e del biomentano non che degli impianto off shore, Rafforzamento smart grid accanto agli intervenienti per lo sviluppo della mobilità sostenibile sia ciclabile che collettiva sono le misure adottare e finanziate per questa componente.

 

Componente 3 - Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici.

Con questa componete si promuove il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici anche in virtù del fatto che nel nostro paese oltre il 60% degli edifici ha più di 45 anni.

 

Componente 4 - Tutela del territorio e della risorsa idrica.

Partendo dalla consapevolezza del valore e dalla fragilità che ha il nostro territorio unico sia sotto gli aspetti ambientali che culturali, il PNNR pone in campo azioni per rendere il Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, proteggere la natura e le biodiversità, e garantire la sicurezza e l’efficienza del sistema idrico. Monitoraggio, riduzione del rischio idro-geologico, resilienza e efficienza energetica, valorizzazione del verde urbano ed extra urbano, bonifica dei siti inquinati, investimenti nel miglioramento della rete idrica e nella depurazione, semplificazione delle procedure connesse a questi temi sono le parole chiave delle azioni per rendere concreta questa Componente.

Ulteriori investimenti volti a favorire la transizione verso l'economia verde sono dedicati nella Missione 3 - Investimenti per una mobilità sostenibile. Questa missione mira a rendere, entro il 2026, il sistema infrastrutturale della mobilità più moderno, digitale e sostenibile, in grado di rispondere alla sfida della decarbonizzazione indicata dall’Unione Europea con le strategie connesse allo European Green Deal.

Fonti
- Governo italiano,
Piano nazionale di ripresa e resilienza, governo.it, 2021 
- Governo italiano, PNRR: rivoluzione verde e transizione ecologica,  governo.it, 2021 
- Ministero della transizione ecologica, PNRR per l’Economia circolare, mite.gov.it, 2022 
- Ministero della transizione ecologica, PNRR - Pubblicazione Decreti Economia Circolare  mite.gov.it, 2022
- L’economia circolare nel Pnrr: una finestra stretta, circulareconomynetwork.it, 2021