Conclusa la decima edizione degli Stati Generali della Green Economy, evento clou dell'edizione 2021 di Ecomondo. Economia circolare che passa attraverso innovazione tecnologica, ricerca di nuovi metodi per la gestione dei rifiuti ma anche dal riciclo e dalla creazione di nuovi mercati per le materie prime seconde con anche lo scopo di attivare misure per ridurre e mitigare i cambiamenti climatici.

I numeri 2021

Grandi i numeri dell'edizione 2021 con oltre 80 relatori italiani ed internazionali e circa 2.200 iscritti. Numerose anche le interazioni online: più di 4000 utenti su facebook nelle due sessioni plenarie, oltre 200 profili Twitter coinvolti attivamente nel produrre contenuti, 2,7 milioni di impression, visualizzazioni nella timeline di contenuti veicolati dall’hashtag #statigreen21 (1) . 

(1) Per approfondire: https://www.statigenerali.org/2021/10/conclusa-la-decima-edizione-degli-stati-generali-della-green-economy/

I temi affrontati

Le sessioni plenarie sono state sviluppate tramite analisi a livello nazionale e internazionale:

  • Dieci anni di green economy italiana: i risultati raggiunti e il ruolo strategico al 2030, il tema della prima giornata alla quale hanno partecipato Roberto Cingolani – Ministro per la transizione ecologica, Edo Ronchi – Consiglio Nazionale della green economy e Ilaria Fontana – Sottosegretario di Stato alla transizione ecologica [2];

  • Imprese e governi verso la neutralità climatica, il tema della seconda giornata: attraverso la partecipazione anche di relatori internazionali ha fatto il punto sulle problematiche ancora aperte rispetto alla questione clima, alla vigilia dell’appuntamento della COP26 di Glasgow. Tra queste, le sfide delle imprese per la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni inquinanti nel settore energetico, l'economia circolare e la neutralità climatica, la mobilità sostenibile nel futuro e il settore agrifood verso la bioeconomia [3].

 

Quattro le sessioni tematiche di approfondimento:

  1. clima ed energia (26 ottobre): tre giorni alla COP26, aspettative, rischi, interessi in gioco;

  2. città (26 ottobre): la neutralità climatica delle green city;

  3. sistema agro alimentare (26 ottobre): il ruolo della green economy per la transizione ecologica del sistema agroalimentare italiano;

  4. economia circolare (27 ottobre): la strategia nazionale per l’economia circolare.


(2) Per approfondire vedi comunicato stampa Stati Generali 2021: Una roadmap al 2030 per fare dell’Italia una locomotiva europea della green economy
(3) Per approfondire vedi comunicato stampa la sintesi della Seconda giornata degli Stati Generali: COP26, insidie e opportunità sulla strada per Glasgow 

 

La trasformazione digitale come chiave per avviare il cambiamento

Attenzione particolare è stata data quest'anno all'innovazione digitale, considerata una chiave importante per lo sviluppo della green economy. Se ne è parlato in particolare nella “Relazione sullo stato della green economy”. Digitalizzare i diversi settori da un lato comporta l’aumento dei consumi di energia e di materiali, ma l’International Telecommunication Union, un organismo delle Nazioni Unite, stima un potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 generato dalle soluzioni digitali pari al 20% delle emissioni di CO2, circa 12 GtCO2, molto superiori alle emissioni connesse ai consumi elettrici del settore.

Secondo un'indagine della commissione Europea il nostro paese risulta ancora molto indietro in questo settore. Digitalizzare i sistemi per la mobilità sostenibile, le città e il settore agricolo significherebbe per il nostro paese un ulteriore enorme passo verso la green economy (4).

(4) Per approfondire vedi:

 

Focus Circular Economy e gestione dei rifiuti

La relazione analizza lo stato della green economy facendo il punto della situazione italiana rispetto al resto d'Europa. I vari indicatori, oltre alla già citata digitalizzazione, sono quelli energetici, mobilità e agricoltura ma anche green economy vista dal punto di vista del consumo di materie prime e riciclo dei rifiuti.

Dieci sono gli indicatori utilizzati dalla Commissione europea per monitorare l’economia circolare, tra questi vi è il tasso di utilizzo circolare dei materiali (Cmu) che misura il grado d’impiego dei materiali riciclati all’interno dell’economia in relazione all’uso complessivo di materie prime. L’Italia ha un tasso di utilizzo circolare dei materiali pari all'11,9%, superiore alla media Ue che è pari al 19,3%. Rispetto ai cinque principali Paesi europei, è preceduta dalla Francia col 20,1%, ma davanti alla Germania con il 12,2%.

Il consumo interno dei materiali (Dmc) in l’Italia è stato di 7,4 t/persona, rispetto a una media europea di 13,3 t/persona, seguita da Spagna (8,1), Francia (10,3), Germania (13,4) e Polonia (17,5). Il confronto tra il Dmc italiano e quello degli altri principali Paesi europei mostra quindi un buon risultato. Nel 2019 sono stati riciclati in Italia 14 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti urbani, pari al 51% dei rifiuti prodotti rispetto ad una media europea del 48%. Rispetto ai cinque principali Paesi europei, il nostro si colloca al secondo posto dietro alla Germania (5).

(5) Fonte dati: Relazione sullo stato della green economy 2021

LEGGI ANCHE: Le materie prime seconde nell'economia circolare: focus rifiuti inerti

 

Le proposte per la definizione della strategia nazionale per l'economia circolare a cura del Circular Economy Network

Il Circular Economy network, nel corso degli Stati Generali, ha formulato alcune proposte per indirizzare al meglio la redazione di una strategia italiana sull’economia circolare. In sintesi:

  • basarsi sulla conoscenza e l’analisi dei flussi delle risorse prevalenti immesse nei processi di produzione e consumo; valutazione delle dinamiche evolutive di tali flussi, anche quelli presenti nei rifiuti; avanzamento tecnologico atteso; reale fabbisogno impiantistico, assicurando la libera circolazione dei rifiuti destinati alla riparazione per riutilizzo riciclaggio e valorizzazione; valutazione degli impatti ambientali, in particolare riguardo alle emissioni di gas climalteranti; individuazione dei flussi dei materiali e dei settori prioritari; stima dei materiali stoccati.

  • obiettivi minimi di riutilizzo di beni e di materie prime riciclate;

  • obiettivi a medio e lungo termine di riduzione degli impatti, per ciascun flusso prioritario;

  • stima dei costi e dei vantaggi economici occupazionali relativi al raggiungimento di tali obiettivi;

  • piano di monitoraggio sull'attuazione delle misure e sui risultati attesi;

  • valutazione degli impatti ambientali, con particolare attenzione ad acqua e suolo (6).


(6) Fonte: Stefano Leoni – Circular Economy Network | Relazione introduttiva 

Per approfondire

I materiali e le registrazioni degli Stati Generali della green economy

3° rapporto sull'economia circolare in Italia a cura di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile  

Proposte per la definizione della strategia nazionale per l'economia circolare