Tra delusioni, qualche conferma e alcune novità, la COP26 si è conclusa tra luci e ombre. La gravità della situazione è finalmente ammessa da tutti i Paesi ma le decisioni prese sembrano essere ancora poco coraggiose per contrastare i cambiamenti climatici.

La conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow si è appena conclusa e il risultato dei negoziati sembra non essere stato all’altezza delle aspettative: per molti sono infatti state prese decisioni poco coraggiose per contrastare con forza i cambiamenti climatici. Tant’è che anche il presidente britannico Alok Sharma ha chiuso commosso la COP26, chiedendo scusa alle delegazioni per il risultato finale.

Rispetto a due anni fa, in compenso, ci sono delle novità.
Fra queste, citiamo:

  • il patto Cina-USA (che erano stati i grandi “indifferenti” o addirittura “assenti” nella COP precedente);
  • il coinvolgimento dell’India (che insieme alla Cina ha impedito di fatto che negli accordi ci fosse il riferimento all’eliminazione del carbone, ma almeno ha concordato per una sua riduzione);
  • le quasi 200 nazioni partecipanti sono ora finalmente tutte d’accordo sulla gravità della situazione attuale e sull’urgenza di pianificare azioni concrete per contrastare i cambiamenti climatici.


Pertanto, si può dire che si è vista una consapevolezza più estesa rispetto alle edizioni passate. Per la prima volta in questo contesto, la parola “fossili” è stata formalmente inserita nei documenti come causa del problema.

Vediamo allora in sintesi quali sono alcuni dei punti salienti emersi dal Glasgow Climate Pact (il Patto per il Clima di Glasgow).

Obiettivo di 1,5 gradi

Viene confermata l'importanza di rimanere intorno a 1,5 gradi di aumento delle temperature, ossia il valore limite per evitare un punto di non ritorno con gravi conseguenze climatiche disastrose per il pianeta e per la specie umana. L'obiettivo prefissato per rispettare questo limite è quello di diminuire le emissioni del 45% in meno di dieci anni, entro il 2030.

Stop a fonti fossili e carbone

La necessità di abbandonare e bloccare l’uso di fonti fossili è ormai chiara, motivo per cui il testo doveva prevedere il riferimento all’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili. Eppure, l’India e la Cina, dopo diverse revisioni e tira e molla, hanno ottenuto che nel testo le parole «phasing-out» (eliminazione progressiva) fosse sostituita con «phasing-down» (diminuzione progressiva).

Per quanto riguarda il metano, gli accordi prevedono di limitare le sue emissioni del 30%, rispetto a quelle del 2020, entro il 2030.

Il mercato dei crediti di carbonio

Durante la COP26 è stato trovato un accordo, dopo trattative che duravano da anni, sulla regolamentazione del mercato dei crediti di carbonio, per definire il sistema di scambio di emissioni di CO2 tra i Paesi. Al riguardo, il segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato che si procederà a far esaminare da un gruppo di esperti il mercato della compensazione di CO2, per valutare ed evitare possibili casi di greenwashing e altri imbrogli.

I 100 miliardi, ma solo entro il 2023

Nel 2009, nella COP di Copenaghen, erano stati promessi 100 miliardi di dollari all’anno ai Paesi meno sviluppati per sostenere la transizione energetica. Una promessa che ad oggi non è stata mantenuta dalle economie più ricche. Alla COP26 questi 100 miliardi sono stati confermati ma anche posticipati al 2023, con l’impegno di aumentarli e perfino raddoppiarli tra il 2025 e il 2030. Resta il fatto che però non si è raggiunta una chiara formula per capire cosa si farà con i soldi arretrati che i Paesi meno sviluppati non hanno ancora ricevuto.

Tali Paesi inoltre hanno richiesto a quelli più ricchi di essere risarciti per i danni derivanti dalla crisi climatica. L’accordo finale è quello che viene riconosciuto il diritto a perdite e danni, impegnandosi ad avviare una fase di dialogo per i prossimi due anni, ma non si prevede attualmente un risarcimento in denaro.

Non tutto si conclude a Glasgow

Entro l’anno prossimo tutti i Paesi che ad oggi non hanno ancora consegnato i propri piani nazionali dovranno farlo. Inoltre, il Patto per il clima di Glasgow “incoraggia” ogni Paese a fornire nel 2025 e nel 2030 i propri piani sul clima per cicli quinquennali, in cui siano presenti gli impegni per raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi e ridurre le emissioni.

Nel frattempo, e in attesa della COP27, ospitata dall'Egitto a Sharm-el-Sheik, prenderanno il via:

  • il programma di lavoro istituito per accelerare il taglio delle emissioni, i cui risultati si presenteranno proprio alla prossima COP;
  • una commissione annuale per verificare le strategie sul clima dei vari Paesi.


«È un accordo debole e manca di coraggio. Il tempo è scaduto e per la nostra stessa sopravvivenza dobbiamo mobilitarci urgentemente con tutte le nostre forze affinché si ponga fine all’era dei combustibili fossili», ha dichiarato la direttrice esecutiva di Greenpeace International, Jennifer Morgan. «La parte del testo sull’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili è un debole compromesso, ma si tratta comunque di un passo avanti, e l’attenzione data alla necessità di una transizione equa è essenziale», continua Morgan.

Consulta il sito web di COP26.