La bioeconomia significa utilizzare risorse biologiche rinnovabili dalla terra e dal mare, come colture, foreste, pesci, animali e microrganismi per produrre cibo, materiali ed energia. Un maggiore sviluppo della bioeconomia aiuterà l’accelerazione verso un'economia circolare a basse emissioni di carbonio, a modernizzare e rafforzare la base industriale creando nuove catene del valore e processi produttivi più verdi ed economici, proteggendo nel contempo la biodiversità e l'ambiente.

 
La Bioeconomia abbraccia le attività industriali che vanno dalla produzione di risorse biologiche terrestri e marine alla loro lavorazione per la produzione di alimenti, mangimi, prodotti biochimici, biomateriali e biocombustibili e all'uso dei prodotti ottenuti.
 
Fornisce una risposta sostenibile ambientale, sociale ed economica al fabbisogno di cibo, materiali ed energia a base biologica, riducendo la dipendenza del Paese da combustibili fossili, preservando e ripristinando allo stesso tempo le risorse naturali attraverso una gestione sostenibile dell'acqua, del suolo, e della biodiversità.
 
Può essere un efficace acceleratore per l'innovazione sostenibile, rigenerando risorse naturali, terre marginali, desertificate, abbandonate ed ex siti industriali, e nello sfruttamento sostenibile delle aree marine e costiere, creando nuova crescita economica e posti di lavoro in quelle aree, facendo leva sulle specificità regionali e tradizioni.
 
La Bioeconomia provvede anche al trattamento sostenibile e alla valorizzazione dei rifiuti organici e delle acque reflue generati dalle città e alla rigenerazione ecologica di queste ultime, attraverso nuove aree verdi, l’orticoltura e la urban farming
 
Con 345 miliardi di euro di fatturato annuo e 2 milioni di dipendenti (dati 2018), la Bioeconomia italiana è la terza in Europa (dopo Germania e Francia); tuttavia, il Paese è spesso secondo per la sua presenza nei progetti di R&I finanziati nel settore dalla commissione Europea e il primo in termini di ricchezza di biodiversità e numero di prodotti standardizzati di alta qualità nei mercati alimentari e bio-based.
 
Pur risentendo dell'emergenza sanitaria per covid19, la Bioeconomia italiana si è dimostrata resiliente, profondamente radicata nei territori e capace di esaltarne l'intrinseco spirito adattativo e comunitario, ripensando tempestivamente le logiche di produzione, garantendo stabilità produttiva e solidarietà lungo l'intera filiera. Le sue filiere producono cibo di alta qualità e nutritivo per tutti, nonché materiali essenziali, acqua pulita ed energia in modo sostenibile.
 
Allo stesso tempo, è in grado di rigenerare aree forestali, rurali, costiere e industriali dismesse, e quindi biodiversità ed ecosistemi locali, stabilendo ampie condizioni ecosistemiche per la prevenzione e il contenimento di future zoonosi ed epidemie. La Bioeconomia italiana è anche un volano per la rigenerazione e la crescita sostenibile, e quindi per la coesione sociale e la stabilità politica, dell'intero Bacino del Mediterraneo.
 
Per sfruttare ulteriormente l'intero potenziale della Bioeconomia nazionale, il Governo italiano ha promosso la definizione di una strategia nazionale per la Bioeconomia nel 2017 (BIT) e, più recentemente, il suo aggiornamento ("Una nuova strategia per la Bioeconomia per un'Italia sostenibile", BIT II, ​​2019) unitamente all’avvio di un Gruppo di “Coordinamento Nazionale per la Bioeconomia” (affiancati da rappresentanti di rilievo di 5 Ministeri, della Commissione delle Regioni e delle Province autonome, dell’Agenzia per la Coesione territoriale, dell’Istituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale, dei 3 Cluster tecnologici nazionali: agroalimentare , chimica verde e crescita blu), presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il mandato di allineare le politiche nazionali, i regolamenti, i programmi di finanziamento della R&I e gli investimenti nelle infrastrutture nel metasettore della Bioeconomia e di pianificare ed attuare l'implementazione del BIT II Action Plan (BIT II- Implementation Action Plan 2020-2025, 2021).
 
La Bioeconomia risulta centrale nelle politiche europee e sarà  protagonista nel percorso di transizione ecologica, riportiamo alcune “pillole” dai protagonisti del settore.
 
 
 

Bioeconomia protagonista nella transizione verde oggetto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

 
Eleonora Marchetti (CLUSTER SPRING)
 
La bioeconomia rappresenta un potente strumento in grado di catalizzare la transizione ecologica conciliando sviluppo economico e creazione di occupazione, con la conservazione e rigenerazione del nostro patrimonio naturale, strettamente legato alla nostra salute e alla qualità della vita.
 
La bioeconomia italiana vale oggi 345 miliardi di euro, il 10% del valore della produzione nazionale, e dà lavoro a oltre 2 milioni di persone. Parliamo di numerose filiere produttive che il Cluster SPRING ha il privilegio e l’onore di rappresentare e che sono oggi chiamate a giocare un ruolo da protagonista nella transizione verde che è oggetto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
 
Non può davvero esserci una transizione ecologica senza investire nella Bioeconomia Circolare. In questa direzione si muove anche la Commissione europea, che con il nuovo piano d’azione per l’economia circolare, riconosce il valore strategico della bioeconomia circolare anche in termini di valorizzazione del suolo e di incentivo allo sviluppo di filiere produttive di sostanze chimiche e materiali da fonti rinnovabili sostenibili.
 
 

Le biotecnologie come fattore abilitante per una più efficace transizione all'economia circolare delle plastiche 

 
Paola Fabbri ALMA MATER STUDIORUM di Bologna
 
La costruzione di nuove value-chain basate sulla valorizzazione di biomasse per lo sviluppo di nuovi prodotti rinnovabili (bio-based products) per specifici settori applicativi accelererà la transizione dalle tradizionali tecnologie di produzione dei materiali e dei prodotti alle bioraffinerie.
 
Queste ultime sono impianti industriali dedicati alla trasformazione di biomasse o loro componenti in molecole di interesse industriale per il settore chimico, farmaceutico, cosmetico, alimentare, energetico, dei materiali ed altri ancora.
 
Studi recenti sulle innovazioni in atto nei prodotti da fonte rinnovabile hanno mostrato chiaramente la posizione dominante occupata dal settore delle materie plastiche, per il quale nuovi materiali (le bioplastiche) e soluzioni tecniche innovative basate sulle risorse rinnovabili contribuiscono concretamente al raggiungimento di importanti obiettivi globali di sostenibilità ambientale, tecnologica e sociale.
 
Negli ultimi due decenni sono state importantissime le nuove soluzioni tecniche sviluppate sia nell'ambito delle plastiche bio-based durevoli sia di quelle biodegradabili. Le biotecnologie stanno dimostrando efficacemente il loro ruolo abilitante strategico per la transizione all'economia circolare delle plastiche, grazie all'implementazione di nuovi processi produttivi basati non solo su materie prime rinnovabili ma anche e soprattutto su scarti e rifiuti organici, per la produzione di bioplastiche di grande valore tecnico ed accessibilità commerciale.
 
Come eccellenti esempi dei recenti risultati raggiunti grazie all'approccio biotecnologico per il settore plastico, possiamo citare:
 
  • la poliammide 12 (PA12), un biopolimero altamente tecnico per usi ingegneristici;
 
  • il chitosano fungale, che offre importanti vantaggi di purezza e stabilità per il settore biomedicale;
 
  • i poliidrossialcanoati (PHA) ottenibili da una varietà di residui e rifiuti organici, che sono uno dei migliori esempi di circolarità, grazie alle loro intrinseche proprietà tecniche e di biodegradabilità in svariati ambienti, anche naturali.
 
I PHA stanno dimostrando enorme versatilità applicativa, ed esempi di applicazione spaziano dal segmento commodity-goods come il packaging, ai segmenti a più alto contenuto tecnico come l'elettronica organica, fino anche a nicchie ad altissimo valore aggiunto come i supporti per la rigenerazione tissutale e gli usi biomedicali.
 
Horizon Europe, il nuovo programma quadro varato dalla Commisione Europea, ha l'ambizione di velocizzare e facilitare la transizione verso l'economia circolare mettendo in atto il "EU's circular economy action plan", che offre un focus specifico sulle plastiche e sulla biotecnologia, anche attraverso l'istituzione di un fondo specifico di finanziamento (European Circular Bioeconomy Fund - ECBF) per lo scale-up di aziende innovative che operano nel campo della bioeconomia circolare.
 
 
 

Bioeconomia circolare per “fare di più con meno”

 
Eleonora Diaferia Centro Studi Pianificazione Strategica e Comunicazione Istituzionale NOVAMONT
 
La bioeconomia circolare può essere uno strumento essenziale per arginare la degradazione del suolo ed il cambiamento climatico, traendo nuova linfa e risorse dagli scarti e dai rifiuti prodotti localmente e conciliando sviluppo economico e creazione di occupazione.