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"Io penso circolare" è il Premio, nato dalla volontà di La Stampa Tuttogreen con Aquafil e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per le startup nate dopo il 1 novembre 2014 e i centri di ricerca pubblici che stiano lavorando per dare un contributo innovativo a processi, sistemi, tecnologie e prodotti nel campo dell’economia circolare. Sono stati ben 46 i progetti sottoposti alla giuria del premio, composta dal direttore Maurizio Molinari, dal coordinatore di La Stampa-Tuttogreen Roberto Giovannini, dal giornalista Antonio Cianciullo, dal presidente di Aquafil Giulio Bonazzi, da Gianluca Baldo, socio fondatore di Lce e da Alessandra Astolfi di Ecomondo.

 

Chi sono i vincitori

Per la categoria Start Up: Progetto ENERPAPER - Il premio è stato consegnato al referente del progetto, Davide Contu. Scarica la scheda del progetto

Per la categoria Ente di Ricerca: Progetto LA BIO-RAFFINERIA DEL FUTURO – Il premio è stato consegnato al referente del progetto, Luca Fiori. Scarica la scheda del progetto

Le dichiarazioni dei membri della giuria

Giulio Bonazzi, presidente e CEO di Aquafil
“Infondere e diffondere la cultura del riciclo è importantissimo perché questo sarà il futuro dell’economia. Trattare bene il pianeta non è più solo una necessità ma anche un modo per fare business. Con questo Premio vogliamo ricordare agli imprenditori l’importanza di pensare a progettare e a lavorare guardando al futuro. Perché se non ci si pensa in tempo, quando il problema del riciclo si presenterà in modo ancora più forte, ci si troverà impreparati”.

Roberto Giovannini, curatore de La Stampa-Tuttogreen
“Il ventaglio delle candidature rispecchia la ricchezza e la creatività delle imprese italiane che si impegnano nell’economia circolare. Purtroppo, però, si parla ancora troppo poco di questo tema. Non si riesce a raccontare quale sia in realtà il grande valore dell’economia circolare. E i media dovrebbero per primi impegnarsi di più su questo fronte”.

Le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti nel corso dell’intervista resa al direttore de La Stampa, Maurizio Molinari.

Sullo sviluppo dell’economia circolare

“È importante non limitare l’economia circolare alla fase del riciclo; bisogna estenderla il più possibile ad ogni singolo evento della produzione del prodotto, a partire dalla scelta dei materiali che occorrono per realizzarlo e passando per il design. Le grandi aziende ne hanno già piena consapevolezza e stanno facendo investimenti forti, anche perché all’estero chi acquista i nostri prodotti lo richiede.
Va tuttavia tenuto conto che il 90-95 per cento del nostro tessuto industriale è costituito da piccole e piccolissime imprese – da 10-15 dipendenti -, nelle quali è difficile far passare il principio dell’economia circolare”.

Sulle azioni di Governo

“Cosa fa il nostro ministero per incentivare l’economia circolare? Intanto è necessario premettere che la materia non deve essere unicamente pertinenza del Ministero dell’Ambiente, perché l’economia circolare è materia che impatta su più dicasteri. Per questo stiamo lavorando a più mani alla formulazione della Strategia Energetica Nazionale. Tutti insieme lavoriamo con lo scopo di raggiungere gli obiettivi di Parigi 2015. Poi abbiamo lavorato alla Strategia di Sviluppo Sostenibile, ora in fase di approvazione, che comprende anche le linee di sviluppo industriale orientato all’economia circolare.
In questi anni abbiamo poi sostenuto l’economia circolare con appositi incentivi fiscali e abbiamo lavorato a una riclassificazione del materiali riciclabili. Ciò che prima era considerato ‘rifiuto’ oggi viene in alcuni casi qualificato come ‘sottoprodotto’. Penso, ad esempio ai copertoni, un tempo destinati alle discariche o ai termovalorizzatori, e oggi invece reimpiegati nell’economia circolare.
Infine abbiamo sensibilizzato la Pubblica Amministrazione, orientandola agli acquisti ‘green’ e obbligandola a scegliere prodotti che provengano dall’attività del ricircolo”.

Sul futuro dell’ambiente

“Cosa mi preoccupa di più del futuro? Mi preoccupa chi viene condannato a rimanere fuori dall’economia circolare. E non penso tanto alla linea di condotta annunciata dalla nuova presidenza USA, perché presto gli Stati Uniti capiranno che per sostenere la concorrenza con la Cina dovranno adeguarsi alle richieste dei mercati che sempre di più domandano prodotti realizzati secondo i precetti dell’economia circolare. E non penso neppure alla Cina, che dovrà adottare questa soluzione per ridurre l’inquinamento che già oggi la opprime.
Penso, piuttosto, ai paesi sottosviluppati, da cui provengono oggi i grandi flussi migratori. Questi flussi non possono certo essere fermati dai muri. Si possono fermare se si consente e si agevola il corretto sviluppo industriale dei Paesi da cui hanno origine. C’è bisogno di un cambiamento etico-morale. Se daremo loro modo di svilupparsi, e di farlo sfruttando l’economia circolare, potremo vincere questa nuova battaglia. Perché in campo ambientale, o vinciamo tutti o perdiamo tutti. Il CO2 non lo si argina alzando muri, ma con corrette politiche di sviluppo economico e con la giusta attenzione alle risorse ambientali".

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