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L' Italia, nel riciclo dei rifiuti speciali, si colloca oggi al primo posto, pari al 76% del volume di rifiuti prodotti, in vantaggio di ben 30 punti percentuali sulla media europea, ferma al 46%, e in vetta alla top five dei componenti più virtuosi del continente. Anche i numeri relativi al consumo interno dei materiali (DMC) rivelano un’accresciuta attenzione e sensibilità del nostro paese rispetto alla salvaguardia ambientale. Nel 2014 il DMC è arrivato a 503 Gt, calando di ben 47 punti percentuali rispetto al 2012 (948 Gt)

Il primato italiano
Il consumo interno dei materiali

Il valore della Circular Economy

Strategie per la prevenzione, monitoraggio e valorizzazione dei rifiuti, nuovi processi industriali, progressi in campo normativo. Sono questi alcuni dei focus già in calendario per l’edizione 2017 di Ecomondo, in programma nei padiglioni della Fiera di Rimini dal 7 al 10 novembre. Sin dalla sua prima edizione risalente all’ottobre del 1997, l’evento fieristico si è contraddistinto per la forte attenzione rivolta all’economia circolare, anche in virtù della posizione di preminenza occupata dall’Italia nel settore della green economy. Il tema è dunque più che mai all’ordine del giorno, soprattutto adesso che la Commissione Ambiente Europea è reduce dall’approvazione del nuovo pacchetto legislativo sull’economia circolare.
Ne è relatrice l’eurodeputata Simona Bonafè, che già lo scorso ottobre ad Ecomondo ricordava come in Europa si stia affermando l´idea che " la sfida dell´ambiente e della sostenibilità sia una straordinaria opportunità e non un vincolo fastidioso”. In attesa che la Commissione legiferi in materia, l’eurodeputata si dimostra fiduciosa che l’Unione Europea possa marciare “verso un uso delle risorse a nostra disposizione più intelligente e sostenibile. Non possiamo più – ha ribadito - costruire il nostro futuro su un modello usa e getta".

Il primato italiano

Nel riciclo dei rifiuti speciali, pari al 76 per cento del volume di rifiuti prodotti, il nostro Paese si colloca oggi al primo posto, in vantaggio di ben 30 punti percentuali sulla media europea, ferma al 46 per cento, e in vetta alla top five dei componenti più virtuosi del continente. Secondo la relazione presentata lo scorso ottobre a Ecomondo in occasione degli Stati Generali della Green Economy, la Germania riciclerebbe oggi il 69 per cento dei rifiuti speciali, la Francia il 61 per cento, la Spagna il 52 per cento e il Regno Unito il 49 per cento. Per quanto riguarda invece il riciclo dei rifiuti urbani, l’Italia si colloca anche questa volta sul podio, ma al terzo posto, con il 42 per cento del volume riciclato, in coda a Germania e Regno Unito e prima di Francia e Spagna.
Nel grafico:
Tasso di riciclo (%) dei rifiuti urbani nelle principali economie europee e media Ue28, 2014


Il consumo interno dei materiali

Anche i numeri relativi al consumo interno dei materiali rivelano un’accresciuta attenzione e sensibilità da parte dei diversi Paesi rispetto alla salvaguardia ambientale. Sempre nella relazione sullo Stato della Green Economy 2016 presentata a Ecomondo, si osserva come nell’Unione Europea il consumo interno dei materiali (Dmc), sia passato dai 7,55 miliardi di tonnellate (Gt) del 2000 ai 6,64 nel 2014, con una riduzione del 12%. Nello stesso periodo, il valore pro capite si e ridotto del 16% passando da 15,5 a 13,1 t/persona.

In Italia, Paese naturalmente incline a fare tesoro delle poche risorse materiali a disposizione, nel 2014 il DMC è arrivato a 503 Gt, calando di ben 47 punti percentuali rispetto al 2012 (948 Gt). Lo stesso vale per il consumo dei singoli, che da inizio millennio si è ridotto del 50%.
L'analisi del Dmc per categorie – scrivono i curatori della relazione - evidenzia il diverso potenziale per il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio”.
La classificazione è avvenuta per macrocategorie: biomasse, minerali metallici, minerali non metallici e materiali di energia fossile.
Nei Paesi dell’Unione, il consumo interno è dominato da minerali non metallici, che costituiscono quasi la metà del consumo totale di materiali nel 2014, circa 6 tonnellate pro capite, le biomasse e l’energia fossile 3,5 e 3,0 t/pro capite, i minerali metallici 0,5.
Come si può vedere dal grafico, nella ripartizione del Dmc l’Italia rispecchia la media europea, con circa il 45 per cento rappresentato dai non metallici.


Nel grafico:
Consumo interno dei materiali per categoria (%): media Ue28 e Italia

Il valore della Circular Economy

Quattromilacinquecento miliardi di dollari da qui al 2030 sarebbe il valore planetario dell’economia circolare secondo le stime della Fondazione Italia Accenture, che ha promosso nel nostro Paese la pubblicazione del libro Circular Economy. Dallo spreco al valore”, firmato da Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica.
E pare che in Italia, stando a quanto recentemente stimato dall’Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – questo modello di sviluppo potrebbe creare oltre 500mila nuovi posti di lavoro.
A livello internazionale la Commissione europea valuta che l’eco-progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo possano generare risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese – pari all’8 per cento del fatturato annuo - e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l’anno.

Per il mondo delle imprese – si legge nel libro di Lacy, Rutqvist e Lamonica -  si tratta di trasformare lo spreco in valore. Ed è importante sottolineare che «spreco», in questa sede, non è riferito solo agli scarti materiali, cioè ai rifiuti”, ma anche al loro non totale utilizzo.

Secondo gli autori, infatti, lo spreco si espliciterebbe in ciascuna delle seguenti modalità:
risorse sprecate: materiali ed energia che non possono essere continuamente rigenerati, ma sono invece consumati e una volta usati svaniscono per sempre;

prodotti con un ciclo di vita sprecato: hanno una durata di funzionamento artificialmente breve o vengono eliminati malgrado vi sia, da parte di altri utenti, ancora una domanda relativa a questi stessi prodotti;

prodotti con una capacità sprecata: rimangono inutilizzati quando invece potrebbero essere utilizzati. Le automobili, ad esempio, sono in genere inutilizzate per il 90 per cento della loro esistenza;

componenti di valore sprecati: parti, materiali ed energia che non vengono recuperati dai prodotti gettati che li contengono e che non vengono quindi rimessi in circolo.

Nel complesso – sottolineano - questo spreco equivale alla più grande opportunità economica del nostro tempo. Trovare soluzioni di business per trasformarlo in risorsa non solo ha senso dal punto di vista finanziario, ma rende anche possibili imprese ed economie in crescita senza far aumentare la necessità di risorse naturali sempre più limitate. Essenzialmente ci farebbe passare da una crescita basata sulle risorse a una nuova era di crescita basata sull’efficienza. Nello stesso tempo non solo lo spreco, ma il concetto stesso di spreco verrebbe eliminato, grazie alla consapevolezza che ogni risorsa ha un valore potenziale al di là del suo impiego attuale”.

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